Via Canova, famiglia in 2 strutture, Comune: “Stop strumentalizzazioni”

Firenze – Non ce l’hanno fatta più. Ha resistito 8 giorni, la famiglia di Nezha, dormendo dapprima su un materasso e poi in due piccole tende. Non volevano andarsene dall’atrio sotto l’appartamento popolare in cui da anni abitavano, se non ad un’unico patto: stare tutti insieme. Ma così non è stato. Dopo l’occupazione di ieri dell’appartamento da cui erano stati sfrattati per morosità, sfratto rafforzato però anche dalle segnalazioni fatte dagli altri condomini per comportamenti anche pesanti, che aveva richiamato forze dell’ordine, vigili urbani, vigili del fuoco, e una lunga trattativa sostenuta dal Movimento di Lotta per la Casa e dalla Rete Antisfratto Fiorentina, che aveva visto la famiglia rimanere nell’alloggio, stamattina si sono ripresentate le forze dell’ordine con anche esponenti dei Servizi Sociali. Famiglia divisa, appartamento liberato, atrio pure.

Qualcuno ricorda tutto ciò che la famiglia aveva combinato negli anni: musica ad alto volume nelle ore notturne, via vai di gente, allacci abusivi. Alterchi. Nezha aveva denunciato il marito per violenza domestica. Carcere, poi il ritorno, in questi giorni, a distanza per il decreto di allontanamento, senza casa anche lui, la panchina per letto. Solo una voce si leva, di una donna italiana, che ha seguito la vicenda dall’inizio. “E’ vero, si sono comportati male. E’ vero, è successo di tutto. Ma hanno chiesto una cosa sola: stare insieme. Gli restava solo la famiglia”.

In realtà, nella nottata, qualcosa di altro  era successo. All’arrivo di polizia, vigili del fuoco e vigili urbani, era accorsa molta gente. Molte donne marocchine, ma anche tanti ragazzi giovani, di tutte le etnie, dagli italiani ai nordafricani, ad altri ancora. Tutti che sostenevano la famiglia, in nome di quella solidarietà che vede nei legami madre-figli un valore trasversale. La prima volta forse che emergeva una solidarietà così estesa e senza distinzioni di provenienza geografica. Non solo. Nelle trattative intercorse, sembrava quasi che l’obiettivo fosse a portata di mano: tutti insieme nella struttura di via Slataper, tutti 5 insieme. Poi, qualcosa è successo. L’ipotesi è tramontata, e in mattinata, verso le 9,30, si sono presentati, con le forze dell’ordine, anche i servizi sociali comunali. Soluzione unica e sola: Nezha con un figlio minore e il cane, in via Slataper. Le due figlie, 25 e 21 anni, con la bimba della prima, due anni circa, a San Paolino in un modulo, e il ragazzo di 19 anni, sempre a San Paolino, in un altro modulo. “Le ragazze con la bambina sono state sistemate con altre donne, in una stanza, dove sono in 5 senza finestra. Il ragazzo è in una stanza con 6 uomini adulti”, fanno sapere dal Movimento.

“E’ l’ora di finirla con le strumentalizzazioni – ha detto l’assessora alla casa Benedetta Albanese – il rispetto delle regole è essenziale alla convivenza civile e in via Canova si era superato il limite. Vogliamo e dobbiamo assicurare legalità e sicurezza proprio a tutela di chi negli alloggi Erp vive legittimamente”.

“Finalmente si è conclusa questa lunga e complessa vicenda che continua a essere strumentalizzata” ha spiegato l’assessore al welfare Sara Funaro.

“Priorità dell’amministrazione è sempre quella di coniugare l’accoglienza con il rispetto delle regole e i nostri servizi lavorano sempre con attenzione”. “Ringraziamo i nostri servizi sociali, la Misericordia, la Asl, le forze dell’Ordine e polizia Municipale -hanno aggiunto le due assessore – per la collaborazione e il lavoro svolto”.

“E’ l’ora di finirla con queste modalità da ordine pubblico, più che sociali – dicono dal Movimento di Lotta per la Casa e Rete Antisfratto – non si possono considerare i poveri, i disagiati, le famiglie con problemi, materiale da dividere secondo decisioni tecniche insindacabili e prese sulla testa delle persone, non curadosi dei loro rapporti affettivi e famigliari. E’ normale che una famiglia voglia affrontare il futuro insieme, sarebbe naturale e civile che questa precondizione per eventuali attività di supporto venisse rispettata. E’ inspiegabile l’accanimento con cui si lavora per dividere i nuclei famigliari”.

“Inoltre – concludono – in generale, le famiglie possono essere anche disfunzionali, ma non è mettendole per strada o smembrandole che si aiutano a rientrare in carreggiata, non è rinfacciando e facendo pesare vecchi errori già pagati e rigiudicandoli per quelli, altrimenti è un fine pena mai”. Un fine pena mai che non aiuta nessuno e fa perdere tutti. Le famiglie per prime.

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