
Tira una brutta aria negli uffici della Cna di Reggio. Una bufera che non accenna a placarsi dopo l’inchiesta Octopus che ha coinvolto seppure indirettamente l’ex presidente Tristano Mussini. Nel mirino degli inquirenti sono finiti la moglie di Mussini, Patrizia Montanari, indagata per riciclaggio, e Andrea Rossi, impiegato della Cna di Bagnolo e accusato di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale. Quest’ultimo secondo gli inquirenti era un ingranaggio importante nel sistema messo in piedi dal giornalista Marco Gibertini in quanto individuava gli imprenditori che volevano evadere le tasse e procacciava i prestanome da mettere a capo delle società che producevano le fatture false.
Va detto che non c’è nulla al momento che coinvolga direttamente l’associazione e il suo gruppo dirigente. L’inchiesta ha però avuto un duro contraccolpo e ha contribuito ad alimentare tensioni che risalgono ai tempi in cui presidente era Enrico Bini. Si tratta di uno scontro tra fazioni che da tempo attraversa la Cna, con un gruppo che in nome della trasparenza ha contestato prima la presidenza di Mussini poi quella di Nunzio Dallari, considerato il garante della continuità. Per comprendere la presa di posizione di Claudio Caprari e Sabrina Vacca dunque bisogna fare un passo indietro, ben prima che scoppiasse lo scandalo. Caprari e Vacca, membri della presidenza di Cna Reggio durante il mandato 2009-2013 di Tristano Mussini, una decina di giorni fa hanno scritto un comunicato nel quale, oltre a dirsi completamente estranei ai fatti, hanno lanciato un affondo, poi rettificato: “Già durante l’assemblea di rinnovamento dei vertici di Cna, del luglio 2013, insieme a molti altri imprenditori, avevamo sostenuto un nuovo gruppo dirigente che desiderava attuare un vero cambiamento all’interno dell’associazione, agendo con maggior trasparenza, nel pieno rispetto di statuto e codice etico”.

Per i due imprenditori “le strategie e le modalità operative adottate dall’allora e attuale presidente Cna (Nunzio Dallari, ndr) individuate, a loro dire, nel segno della continuità, ci hanno presto indotti a uscire dalla stessa dissociandoci e abbandonando a fine 2013 ogni incarico associativo interno ed esterno collegato ad essa”. Come era prevedibile, la reazione della Cna è stata durissima: nella replica si parla di “accuse infamanti e subdole” e di “macchina del fango”.
Eppure, che qualche problema ci fosse era piuttosto evidente fin dall’assemblea che ha eletto i nuovi vertici lo scorso anno: c’erano volute quattro tornate, l’ultima delle quali dopo le 2.00 di notte e in assenza di diversi delegati per stanchezza per eleggere il successore di Mussini. Un volto sul filo, che aveva visto il ritiro all’ultimo della candidatura proprio di Caprari, che se n’era andato sbattendo la porta denunciando il mancato rispetto delle regole in assemblea. Una dissidenza “pesante”, dal momento che a Dallari era mancato ben il 37% dei voti, segno che qualcosa non aveva funzionato per il verso giusto.
Ora però quei problemi sono esplosi, alimentati dall’inchiesta in corso e da quanto filtra pare che nuovi strappi siano in vista. Ma questa volta le sorti della battaglia potrebbero essere rovesciate. Tutto dipende dalla direzione che prenderanno le indagini.