Firenze – É il day after, quello in cui si tirano le somme e si plaude al vincitore. L’exploit inaspettato di Nardella – per quanto annunciato dai risultati delle Europee – porta a Palazzo Vecchio una schiacciante maggioranza PD ma lascia anche strascichi in termini di pesanti assenze. Sbalorditiva quella di Valdo Spini, figura esemplare in città, di quelle in grado di mettere d’accordo tutti per spessore politico e impeccabili trascorsi. Inutile ripercorrere il profilo dell’ex candidato sindaco che nel 2009 portò Renzi al ballottaggio con l’altro escluso dell’ultima ora, Giovanni Galli. Le espressioni di stupore che tingono oggi il volto dei fiorentini non si vedevano dal tempo della disfatta elettorale che segnò la scomparsa del PRC dal Parlamento. Spini fuori da Palazzo Vecchio? Il numero insufficiente di voti per la sua lista “Sostieni Firenze” (in appoggio a Nardella) lo lascia tecnicamente al palo, si. Forse penalizzato dalla scarsa riconoscibilità del simbolo scelto, l’ex ministro socialista paga certamente pegno anche ai timori dell’ultima ora di una slavina pentastellata, ma non esclude di poter continuare a dare il suo contributo alla politica della città. La lista “Sostieni Firenze”, come quasi tutte le altre in appoggio al sindaco Nardella, non ce l’ha fatta. È possibile che l’affiliazione alla lista del candidato numero uno, dopo anni non facili all’opposizione, con Renzi primo cittadino, abbia generato dubbi? Non credo. Tutto è partito da una richiesta che mi ha fatto Nardella all’indomani della sua nomina nelle primarie interne del PD. Si pensava che un’unità fatta di espressioni diverse della sinistra fiorentina alternative al PD potesse essere assicurata dalla mia presenza alla testa di questa nuova lista. Dopo essermi preso un momento di riflessione, ho accettato la proposta del vicesindaco. Mi era sembrato giusto non tirarmi da parte in quello che doveva essere il mio ultimo impegno in Comune. Ho pensato che stringere la mano tesa da Nardella potesse rappresentare qualcosa di positivo sia per la città che per lo schieramento di centrosinistra in cui questa mi riconosce. Certo, le attese non sono state soddisfatte. É vero che, quando ci siamo presentati, qualcuno ci ha rimproverano l’appoggio a Nardella, ma è un rimprovero privo di fondamento perchè Nardella si è rivelato un ottimo candidato, che ha portato più voti al PD di quanto non abbiano fatto candidati di altri comuni. ll voto democratico a livello nazionale è stato paragonato al voto della DC di Fanfani nel 1958, un voto eccezionale. Cos’è andato storto allora? Vedo il risultato come frutto di due motivi principali. Il primo è che si è verificata una tendenza nazionale a stringersi intorno al PD, sia come difesa nei confronti dei propositi di Grillo (a riguardo, ritengo che il M5S non abbia compreso che parte del suo elettorato non aveva certamente intenzione di creare una condizione di “gotterdammerung” delle istituzioni della Repubblica, ma che voleva piuttosto dare un “pizzicotto” ai partiti tradizionali perché si liberassero dai loro difetti). Il secondo aspetto è locale. La scelta di Nardella e del centrosinistra è stata per una moltiplicazione delle liste e dei candidati, e questo è sicuramente dispiaciuto all’elettorato, perché un conto è avere un sindaco e dare una scelta a 3-4 liste, un altro è trovarsi di fronte a certe liste che sono state, a volte, vissute come un disturbo. In questo caso la riconoscibilità della lista, del simbolo andava soprattutto al PD. La stessa lista Nardella ha avuto un buon risultato. La lista ha pagato il prezzo dell’eccessiva frammentazione? La situazione era talmente complessa che anche una lista relativamente nuova come la nostra non aveva, tra le altre cose, lo stesso posto tra Comune e i cinque quartieri. In ogni quartiere aveva una collocazione diversa a seconda delle liste che si erano presentate o del sorteggio effettuato. Anche questo ha indubbiamente tolto agio alla campagna elettorale. Dunque, se potesse tornare indietro, non sceglierebbe di correre da solo? No, così facendo sceglierei di aggiungere l’undicesima candidatura a sindaco e questo non è nel mio carattere. Il mio scopo non era tornare in consiglio comunale. Uno scopo politico l’ho comunque conseguito. Nel 2009 mi ero presentato contro Renzi ed ero percepito come un “anti”, un oppositore. Adesso sono rientrato in un dibattito valido per il futuro, perché il merito di Renzi è stato quello di aver preso in mano un partito vecchio e recalcitrante e di saperci unire un elettorato nuovo, proponendo un prodotto nuovo. L’essere stato chiamato e coinvolto in questo nuovo disegno credo mi rimetta in gioco nel dibattito più ampio sulle riforme, l’economia, che si dovrà svolgere e sul quale spero e penso – anche a livello nazionale – di poter dare il mio contributo. Torniamo alle elezioni. Su sette liste collegate al candidato sindaco, “Sostieni Firenze” esce tuttavia a testa alta, seconda solo alla dilagante lista PD e alla “Lista Nardella”. Nel panorama direi “pulviscolare” che si presentava all’elettorato, ha saputo essere consistente. Certamente prendiamo il buono che è uscito dalle urne. Abbiamo preso circa 2600 voti, più o meno al pari della lista Galli, che addirittura si appoggiava a un candidato di Forza Italia alle Europee, che era stato al ballottaggio con Renzi come sindaco di Firenze. Pare che otterremo due consiglieri circoscrizionali, uno nel Quartiere 1 e uno nel Quartiere 2. Per quanto piccolo, è un segno di radicamento nel territorio. Detto questo, resto dell’idea che se invece di cento fossimo stati in quattro certamente saremmo arrivati in porto. Il futuro del consiglio comunale vede adesso una geografia politica sostanzialmente monocolore, in cui tuttavia emergono piccole ma agguerrite opposizioni. A suo parere si formeranno le condizioni per un concreto ed efficace governo della città? Dipende prima di tutto da chi entra. Ci sono espressioni di Sel, ad esempio, favorevoli a ritrovare un dialogo con il centrosinistra. Conoscendo Tommaso Grassi e il suo modo di rapportarsi al consiglio comunale, immagino ci sarà una gara tra le varie opposizioni – almeno quelle che si situano nel centrosinistra – a quale sarà più dura. Credo che la tendenza al monocolore del PD non sia stata, da questo punto di vista, molto lungimirante.
27 Maggio 2014
Spini: “Sono rientrato in un dibattito valido per il futuro”
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