Mercoledì scorso è stato il “V-Day” reggiano. Per chi ancora non lo sapesse, “V” sta per vagina. Proprio così. Non si può dire? C’è chi, per caso, ancora inorridisce al solo sentire pronunciare questa parola? Beh allora forse non sa di cosa sto parlando. Con “V-day” mi riferisco a quello che il movimento internazionale – che prende questo nome – organizza come forma di lotta alla violenza sulle donne. Per portare avanti la sua causa, propone infatti una serie di eventi-spettacoli in giro per le città del pianeta per accendere i riflettori sull’universo femminile. E mercoledì è toccato alla nostra città accogliere diciassette ragazze che hanno calcato il palco del Teatro Cavallerizza, raccontando un mondo troppo volte messo a tacere dalle paure e dalle chiusure di sistemi culturali ancora oggi inesorabilmente patriarcali.
Grande è stata l’affluenza di pubblico per la rappresentazione, a scopo benefico, dal titolo “I monologhi della vagina”. Più di trecento spettatori paganti hanno consentito di raccogliere 3600 euro. Cifra che, unita alla sponsorizzazione dell’evento da parte della Snatt Logistica, permetterà di sostenere futuri progetti a favore dei diritti delle donne.
In scena Ana Belen Almeida Merin, Barbara Villa, Camilla Carra, Chiara Costetti, Chiara Prampolini, Elisa Fecci, Katia Guidetti, Laura Pecchinenda, Licia Caroselli, Luciana Crovi, Margherita Caruso, Maria Cristina Cavazzini, Natalia Tsirkova, Sara Gigliotti, Silvia Nardini, Silvia Piccinini, Silvia Scotti. Madri, figlie, nonne, manager, libere professioniste, casalinghe, operaie, attrici e assolute principianti, salite sul palco per dire no alla violenza, attraverso la rappresentazione tratta dal testo di Eve Ensler nato da una raccolta di interviste realizzate nel corso degli anni a donne di estrazione sociale, età ed esperienze
diversissime. Sotto la guida della regista Stefania Maceri, alle volte con ironia, altre con estrema delicatezza e coraggio, le protagoniste hanno proposto monologhi e dialoghi, alternati a danze, musiche e relazioni statistiche riguardanti la condizione femminile ieri e oggi, coinvolgendo e interagendo col pubblico. Racconti in prima persona, storie vere o immaginarie, romantiche o drammatiche, dalla prima volta ai primi amori, per arrivare a episodi di guerra, dolore, prostituzione e abusi sessuali. Tutto ciò per sfiorare le coscienze… e il loro intento è riuscito appieno!
Cristina Fabbri