Uscire dall’euro: si apra almeno il dibattito

L’ultima sparata di Grillo dal palco del Vaffa-day sul referendum anti-europeista ha provocato il solito coro di censura predeterminata, bollando il malpancismo popolare causato dalle restrizioni merkeliane alla stregua di follia demagogica. Come in genere accade dalle nostre parti quando non si hanno altri più articolati argomenti per rispondere alle provocazioni, vere o presunte che siano. In realtà un dibattito serio e bilanciato sulla necessità della moneta unica europea o sulla sua alta nocività per gli interessi del nostro Paese, è ben lungi dall’essere decollato, se non in alcune trasmissioni televisive poco istituzionali e vagamente urlate. Aprire infatti un confronto su questi temi epocali, vorrebbe dire ripensare in toto il ruolo del Parlamento italiano e di quello europeo, cioè ripensare in profondità il modello politico nazionale e sovranazionale su cui in questi anni i politici hanno campato (bene) e le persone sono scampate per un soffio (si dice, ancora per poco).

euro-cotturaAltrove invece il dilemma capitalismo versus democrazia e il ruolo dell’integrazione politica sono materia quotidiana di dialogo e polemica mediatica. Negli ultimi mesi per esempio si è accesa una vera e propria controversia tra due intellettuali di grande calibro quali il sociologo Wolfgang Streeck e il filosofo Jurgen Habermas. Proprio sul futuro dell’Unione europea. Secondo il primo l’integrazione economica sta uccidendo la democrazia per difendere il capitalismo. Meglio dunque sarebbe ripristinare al più presto i ripari dello Stato nazionale. Per Habermas invece l’approfondimento politico della Ue è l’unica via per salvare la democrazia e riconciliarla col mercato. Anche se, per Habermas il Consiglio europeo andrebbe “detronizzato” e rivitalizzato il metodo comunitario, accettando un più elevato livello di redistribuzione tra Stati mediante il bilancio dell’Unione.

Per toccare però certe vette di confronto anche nel Bel Paese, si renderebbe necessaria una classe politica preparata, autorevole e davvero votata a scegliere perché spinta dal richiamo etico del bene comune. Gli ultimi anni spesi invece a discettare delle evoluzioni dell’inguine berlusconiano nella vicenda Ruby Rubacuori, lasciano campo a giudizi diversi sulle intenzioni di chi ci governa e amministra.

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