Una poltrona per tre. Con quarto incomodo. La verità vi prego, tutta la verità sulle candidature e sui loro retroscena

Si chiamano consultazioni tra i circoli, si leggono prender tempo. Sì perché o il candidato sindaco salta fuori prima della fine della festa Pd al Campovolo (quella senza simbolo e dal nome anonimo) o saranno primarie “lacrime e sangue”, quelle che non si augura il patto cattocom che governa Reggio da decenni. In questo (ben informato) articolo non solo vi sveliamo i tre possibili candidati più uno e gli scenari conseguenti ma anche il diettro le quinte delle grandi manovre nella cerca del dopo Vecchi. Con domandone finale: specchio delle mie brame, chi sarà quello più in rado di garantire il patto cattocom del reame?
Collage naif by Lor

Tu chiamale se vuoi consultazioni, come le ha lanciate il segretario provinciale Massimo Gazza. Che fanno tanto pop ma che tradiscono in realtà un’impasse quasi imbarazzante e la ferrea volontà, almeno da parte di alcuni, di non arrivare assolutamente a quelle primarie che riservano ogni tanto clamorose sorprese, vedi quelle recenti nazionali ove Stefano Bonaccini è entrato Papa in conclave ed invece ne è uscita Papessa Elly Schlein. Tempo massimo entro la fine della festa Pd al Campovolo.

Attualmente l’unico papabile candidato in grado di mettere tutti d’accordo raccattando consensi sia dal mondo cattolico (vedi a suo tempo il ticket regionale con l’albinetana di ottima famiglia Ottavia Soncini, consorte di Gazza, della premiata scuola di Campo Samarotto) che da quello della sinistra, da cui di fatto proviene, è quello dell’ex sindaco di Scandiano (terra prodiana) nonché assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi. Sulla cui reiterata titubanza ad accettare l’incarico pendono le voci più disparate ma che al momento si possono riassumere in un solo vero ostacolo. Mammi esigerebbe cioè che cadesse il veto o perlomeno la perplessità su di lui da parte dell’attuale primo cittadino reggiano Luca Vecchi. Perplessità dovute alla mancata certezza che Mammi possa assicurare una certa continuità amministrativa, ovvero gli uomini che contano nei posti strategici di Palazzo e delle partecipate. Mammi, cadute le esitazioni  vecchiane, potrebbe finalmente accettare dopo un lungo tiramolla. E’ sì di Scandiano, quindi non afferente ai natali del comune capoluogo ma insomma è pur sempre vero che la distanza tra i due comuni si copre in 10 minuti di autovettura e che Mammi ha compensato questa “grave” carenza biografica (agli occhi dei provincialistici passeggiatori della vasca) con un’assidua frequentazione degli ambienti cittadini. Insomma il candidato (più o meno) ideale.

Poi c’è il candidato, anzi la possibile candidata scalpitante. Ed il suo desiderio di far parte della partita è direttamente proporzionale alla quantità di presenze consumate ad appuntamenti, sagre, kermesse, inaugurazioni, ed alla capacità di tagliare nastri tricolori che ne hanno fatto sospettare il dono dell’ubiquità, non fosse caratteristica precipuamente divina. L’ex giornalista di Telereggio Stefania Bondavalli, oggi consigliera regionale in quota Pd senza alcuna precedente esperienza amministrativa alle spalle. Planata nello staff di Bonaccini cronologicamente parlando, dopo pochi mesi la sostituzione di Andrea Rossi (nel frattempo volato a Roma) con Giammaria Manghi ex sindaco di Poviglio ed ex Presidente provinciale, a capo della segreteria dell’attuale Governatore, la Bondavalli è riuscita ad entrare in consiglio grazie ad una lista ad hoc di appoggio a Bonaccini. Lei non si tirerebbe certo indietro ma la sua candidatura porrebbe alcuni problemi di copertura politica. Sia a sinistra che al centro non avendo mai fatto parte la consigliera di alcuna formazione rossa o almeno rosè né di alcuna associazione cattolica (il che francamente non sempre è un male, anzi ndr). La faccenda si farebbe complicata soprattutto a sinistra dove fremono le piccole formazioni tutte falce & martello mai in grado di superare quota 1,5% nel gradimento civico. A vantaggio della Bondavalli il suo essere una figura estranea alle due grandi famiglie politiche, i cattolici di sinistra e gli ex Pci, che da 20 anni fan man bassa delle posizioni di potere in città. E sono in molti oggi anche nel Pd a chiedere “discontinuità” rispetto al ventennio di Delrio e Vecchi. Dunque, la candidata “discontinua”.

In teoria la soluzione più conseguente al ben noto rapporto causa/effetto, ma in politica più della logica valgono i giochi di potere, sarebbe a questo punto la candidatura dell’assessore comunale Lanfranco de Franco, schleiniano della prim’ora e dunque alfiere della linea vincente nel partito, il quale, nonostante la giovane età, studia da sindaco fin dagli albori. Dotato di empatia naturale, capace in pochi mesi di farsi conoscere ed apprezzare dalla gente specie attraverso il coinvolgimento dei quartieri, più avvezzo ai bagni di popolo che incline ai clap clap delle sforbiciate inaugurali, ha anche un rassicurante poco sciupato physique du rôle, almeno stando alle declinazioni di casa nostra. I reggiani infatti, amanti delle tradizioni, di tutte le tradizioni nostrane, sono poco propensi a farsi rappresentare da individui pallidi ed emaciati promotori di grissini coi semini. Qual è però il super veto che incombe siccome spada di Damocle sul capo del rampante amministratore di casa nostra, cavallo di razza che peraltro sarebbe in grado pure di contenere la dispersione dei voti sinistri delle listine altrimenti disorientate nella loro aspirazione sempiterna a quel socialismo reale su cui da decenni è calata la mannaia della storia? Molto semplice: il de Franco scompaginerebbe un po’ le carte in tavola ed assai probabilmente gradirebbe un ricambio di uomini nei gangli che contano. Con incredibile detrimento della continuità antropologica del patto cattocom che governa la città, attraverso le “convergenze parallele” dal ’48 all’89, da lì in poi fuse addirittura in esplicite coalizioni e partiti. Un’alleanza divenuta granitica dopo la fine dell’esperienza spaggiariana e che, a chi è fuori dei ristretti circoli cittadini ex sinistra Dc ed ex sinistra Pci, non ha lasciato che le briciole nelle aziende partecipate del Comune. Il vero tarlo di ogni elezione locale che si rispetti. Ecco perché lui vorrebbe le primarie, dove avrebbe le sue buone, buonissime chance di spuntarla ed ecco perché avrete notato da un po’ di tempo a questa parte come sui giornali e le tv, diversi volti noti si spendano in interviste anti-primarie presuntamente “lacrime e sangue”, probabilmente per loro. In sostanza il candidato logico-consequenziale.

Come si evince dal titolo del pezzo, ci sarebbe anche il convitato di pietra. Un uomo che avrebbe già fatto sapere ai piani alti che si sacrificherebbe in nome di quel “bene comune” tanto sventolato qualora le parti in causa non trovassero un accordo ed il rischio delle primarie vere si profilasse all’orizzonte. E questi non è altro che l‘attuale segretario provinciale Pd Massimo Gazza. Che nella sua bisaccia conserva tanti pro ed altrettanti contro. Cominciamo dai primi: Gazza sarebbe come nessun altro l’assoluto garante della continuità governativa tuttora vigente stipulata tra gli ex della sinistra Dc e gli ex della sinistra Pci. Con gli uomini giusti nei posti giusti, ovvero negli enti locali e nelle partecipate laddove circolano i soldi. Toccherebbe ad un cattolico a rivestire la massima carica cittadina e ad un cattolico doc. Cioè ad un delriano di ferro: con l’ex sindaco nonché ex più volte ministro Graziano Delrio, Gazza ha addirittura condiviso ai massimi livelli le simpatie primordiali per Matteo Renzi, di cui Delrio era di fatto il braccio destro nazionale e Gazza il capo degli allora renziani reggiani, quelli dei treni diretti e carichi di entusiasmo verso la Leopolda. Ma ci sono anche dei contro, in primis la provenienza borettese, considerata questa sì, provincia dell’impero. Gazza è stato sindaco di Boretto là dove osano i confini col mantovano e dove le acque del Po si fanno minacciose. Un padano più che un urbano. Poi ci sono anche i numeri con cui Gazza ha battuto Emanuele Cavallaro alle primarie, davvero striminziti (a Reggio comune ad esempio un 52% rispetto al 48% del sindaco di Rubiera) che non ne certificano la solidità della leadership.

Al momento il caos resta grande sotto questo maledetto sole africano di luglio, parafrasando Totò Sceicco. Lasciamo in queste ore alle folle accaldate ed eccitate il Campovolo in attesa di Harry Styles. Poi toccherà alla festa Pd, probabilmente assai meno partecipata e dove la tensione correrà tra i tavoli assieme all’afrore di gnocco fritto ed ai fiumi di lambrusco qualora, entro il suo termine, non si dovesse trovare la quadra su un nome più o meno condiviso.

 

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