Una poltrona per dieciParma al voto tra civici,déjà vu e gesti estremi

Dieci per uno. Sono sì tanti i candidati che a Parma gareggiano domenica e lunedì per un posto da sindaco. Una sfida particolarmente sentita dopo quasi quattordici anni di amministrazione di centrodestra e otto mesi di commissariamento per le dimissioni di Pietro Vignali, primo cittadino ducale dal 2007 al 28 settembre 2011. Una tornata che a parte i normali scontri tra opposte fazioni si è anche tinta di giallo e di nero.

La scheda elettorale

Sono state scoperte firme false tra quelle necessarie alla presentazione delle liste, scandalo che ha portato alle dimissioni del segretario provinciale de La Destra, Mario Bertoli, che ha ammesso l’esistenza di irregolarità (la lista però non è stata ritirata) e, ma nel caso specifico è doveroso usare il condizionale, sembrerebbe al gesto estremo di Angelo Ablondi, consigliere provinciale della Lega Nord e in lista con il Carroccio per il Comune. Ora, chiusa la campagna elettorale, la parola passa agli elettori che potranno scegliere fra dieci candidati (appoggiati da venti liste totali). A partire da quel Elvio Ubaldi, sindaco dal ’98 al 2007, che con una propria lista civica, Civiltà parmigiana, e con l’appoggio di Forza Italia è riuscito a togliere alle forze di sinistra (Pci/Pds e Psi) una roccaforte che durava dal 1946 con Primo Savani. Anche se a onor del vero Ubaldi dal 1985 al ’90 aveva rivestito il posto di vice sindaco con due socialisti: Lauro Grossi e Mara Colla. Ubaldi dopo due mandati consecutivi cinque anni fa aveva indicato come suo delfino Vignali che però non è riuscito a portare a termine il proprio quinquennato a causa di alcuni scandali che hanno travolto esponenti della sua giunta e dirigenti del Comune.

Ubaldi che ha pubblicamente fatto mea culpa della scelta di indicare Vignali come suo successore corre sotto le insegne di Civiltà parmigiana, Udc e Parma moderata libera solidale. Dell’amministrazione uscente non c’è Vignali, che in campagna elettorale si è fatto vivo solo un paio di volte con lettere aperte alla città per difendere il proprio operato dalle accuse di aver indebitato Parma, ma c’è il suo (e di Ubaldi prima di lui) vice sindaco: Paolo Buzzi, esponente del Popolo della libertà, appoggiato anche da Cantiere popolare. Altro rappresentante, anche se soltanto per una parte del mandato, della giunta Vignali è Roberto Ghiretti, ex assessore allo Sport, che si candida con una propria lista civica (Parma unita) che nulla ha a che vedere con i partiti. Così come lontano dalla politica cui siamo abituati è il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo che per la prima volta a Parma candida un proprio esponente: Federico Pizzarotti. La Lega Nord, che ha interrotto la campagna dopo la morte del proprio esponente, a distanza di cinque anni ripresenta Andrea Zorandi per arrivare a prendere quel seggio in Comune che, nonostante tre mandati consecutivi del centrodestra, non è mai riuscita a conquistare. Primo tentativo invece per La Destra con Priamo Bocchi e per la stilista Wallì Bonvicini di Buongiorno Italia che si candida contro banche ed Equitalia. Il centrosinistra ha affidato a Vincenzo Bernazzoli, presidente della Provincia di Parma in carica, il compito di riconquistare dopo anni di sonore sconfitte lo scranno di primo cittadino del Comune capoluogo. E Bernazzoli ci prova con una coalizione molto variegata ma composta da ben sette liste che va dal Partito democratico, gruppo di riferimento del candidato sindaco, ad Altra politica, movimento civico di Maria Teresa Guarnieri, per nove anni assessore di Ubaldi passata all’opposizione con Vignali sindaco. Le altre liste d’appoggio sono Italia dei valori, Parma progessista socialista laica, Comunisti italiani, Consumatori pensionati e Parma che cambia con Vendola.

A sinistra ambiscono alla poltrona di sindaco anche Liliana Spaggiari con il Partito comunista dei lavoratori, e Roberta Roberti appoggiata da Partito rifondazione comunista e Parma bene comune. I voti di queste tre liste potrebbero far comodo a Bernazzoli al ballottaggio nel caso in cui la contesa non si risolvesse al primo turno, cosa alquanto difficile considerati i dieci candidati e le venti liste che si affrontano.

Matteo Billi

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