Sembra ormai avere un nome ed un cognome l'aggressore di Zakir Hossain, si tratterebbe di un tunisino residente in Italia da oltre 10 anni e in possesso di regolare visto. Si potrebbe trattare di Hamrouni Hamza, ventisettenne, autotrasportatore e incensurato. Sarebbe stato identificato in tempi rapidi dagli investigatori grazie alle molte segnalazioni e all'ausilio dei social network. Hamrouini, che risiede nel Comune di Cascina è tuttavia non reperibile, sarebbe fuggito in Tunisia martedì pomeriggio. Per averlo in un'aula di tribunale occorrerà del tempo. Mentre altre due persone, una delle quali minorenne, sono attualmente indagate per favoreggiamento. Una quarta persona sarebbe invece ritenuta estranea ai fatti e testimone dell'accaduto. Questo, in sintesi, quanto emerso durante la conferenza stampa tenutasi in procura nella tarda mattinata di venerdì. Al momento non ci sono arresti. Gli inquirenti hanno dato per plausibile causa del crimine i futili motivi, l'intenzione da parte del branco di provocare la lite con i passanti. Altri accertamenti sono tutt'ora al vaglio della magistratura.
Oggi pomeriggio è stato invece il momento dello sdegno, con un corteo di solidarietà alla comunità bengalese che ha visto la partecipazione di oltre un migliaio di persone. Hanno sfilato per la città molti bengalesi provenienti da tutta Italia. Insieme con le autorità cittadine, i sindaci di Pisa e Cascina, i parlamentari Fontanelli e Carrozza, i rappresentati della Provincia, esponenti dei partiti, delle sigle sindacali e dell'associazionismo locale. La comunità bengalese ha aperto la manifestazione al grido di giustizia, esponendo cartelli con la foto di Zakir. Durante il corteo, parlando con alcuni giovani bengalesi amici di Zakir, è uscito il ritratto di una persona di cuore, calma, perbene che non avrebbe mai fatto del male a nessuno. gli amici hanno anche ricordato che Zakir era giunto in Italia sei anni fa. Pare che avesse avuto problemi economici nel suo paese, che fosse stato costretto a vendere l'attività del padre e migrare all'estero in cerca di fortuna. Prima di trovare lavoro come cuoco, presso il ristorante indiano Tandoori nella centralissima piazza la Pera, aveva sbarcato il lunario vendendo rose. Abitava in un appartamento in via Fiorentina. E aveva il sogno di portare la sua famiglia a Pisa. Aveva previsto di tornare dalla moglie e dai tre figli il prossimo Agosto, voleva dopo anni di assenza rivederli. Perché l'unico contatto in questi sei anni di lontananza erano le telefonate che quasi tutte le sere Zakir faceva alla moglie e alla madre da poco scomparsa. Zakir non si ubriacava, non si drogava, mandava ogni mese una parte cospicua del suo stipendio alla famiglia. Gli piaceva Pisa, molto. Infine, per quanto riguarda il tasto della sicurezza in città, gli amici di Zakir hanno raccontato che di notte hanno paura, che la situazione fa schifo, che gruppi di spacciatori controllano il centro e che quanto successo a Zakir poteva capitare a chiunque. Hanno criticato l'intervento dell'ambulanza, giunto mezz'ora dopo l'attacco. Ma nelle loro parole non c'era rabbia, solo tanta rassegnazione. Sul luogo dell'accaduto il corteo ha sostato brevemente, in silenzio. Alcuni hanno deposto dei fiori gialli. La manifestazione è poi continuata nei Lungarni per terminare in piazza Mazzini, di fronte alla Prefettura. Qui si trovava uno sparuto gruppo di rappresentanti della comunità tunisina. Erano molto addolorati e hanno detto che il presunto autore del folle gesto di cieca violenza non frequentava la comunità. Tuttavia non escludevano la possibilità che quella sera Hamza avesse fatto uso di sostanze stupefacenti. Cosa che al momento non trova riscontri nelle testimonianze rilasciate agli inquirenti.
Terminata l'autopsia, il cadavere di Zakir verrà rimpatriato in Bangladesh, nella città di Brahmanbaria.