Uno dei misteri più insondabili dell’Italia è il seguente: per quale motivo tutti si ostinano a voler dare di se stessi una immagine assolutamente insostenibile alla luce di quanto poi realmente fanno? Lo psicologo Leon Festinger, buonanima, avrebbe certamente tirato in ballo il suo importante concetto di Dissonanza Cognitiva: ovvero, quel fenomeno per il quale se ti senti un fenomeno e ti comporti da plebeo devi raccontarti una storia in cui questo non accade, sennò capisci che non sei un fenomeno e poi ci resti male (montagne di pagine riassunte in due righe, ci ringrazierete). Ecco; l’italiano medio, che poi alberga in tutti noi a prescindere da ceto, lingua, etnia, reddito e livello di istruzione, una sbirciatina a Sanremo la darà sempre. Una sbirciatina, diciamo, lunga quelle tre mezz’ore. Poi naturalmente si affretterà a dichiarare che, ma no, non lo stavo poi guardando, stavo ripassando Hegel mentre provavo il mio swing col nuovo driver mentre ascoltavo Bach e giocavo in Borsa, la televisione era rimasta accesa da prima e così…In realtà, Sanremo è andato via via affinandosi fino a diventare una macchina da pettegolezze praticamente imbattibile. Ci sono ancora in giro nostalgici di Pippo Baudo che non riescono a non paragonare l’aplomb vagamente cibernetico dello stesso a quello ugualmente cibernetico, ma più timoroso, del mai così pallido Carlo Conti, che forse qualcuno ha finalmente avvisato: un altro passo sulla tabella Pantone e se passano di nuovo le Leggi Razziali sei fuori, e visti i tempi che corrono meglio mettersi ai ripari. In effetti, Conti è Conti: del tutto anodino, puoi metterlo dove vuoi, dal gioco a premi alla manifestazione canora sino all’immarcescibile conto alla rovescia di Capodanno, che non farà mai male, non sarà mai fuori luogo. Affidabile come un fondale con le nuvole in un vecchio western. Poi, la discussione ovviamente si porterà sulle eterne Vallette, che saranno a seconda dei costi pari o dispari, ma sempre, nell’ultimo secolo, ben distribuite tra bionde e more, la bionda appariscente e la mora arguta. Quest’anno, in tempo di crisi, probabilmente hanno dovuto fare a meno di qualche appariscenza e di qualche arguzia. Tanto che ci chiediamo, e non è la prima volta, se non sia possibile trovare senza problemi una tizia anonima e andante che non parla tanto l’italiano rimanendo in odor di condominio, senza andarla a pescare all’Estero. Tipo, una di Viterbo, due lampade, dici che è una notissima modella cubana, hai voglia a googlare per tirarla fuori dall’Isola Che Non C’è di Castro&Castro. In ogni caso, ci sarebbe già da chiacchierare sui vestiti a sufficienza senza preoccuparsi di quello che c’è dentro; il momento in cui tutte le italiane legginsvestenti si scoprono stiliste è una Epifania simile a quella dei loro mariti quando realizzano di essere tutti allenatori, e quando le caviglie tipo bitta di Emma e le tette di Arisa diventano un elemento di fascino, voi capite che il prêt à porter ha creato più problemi di quanti non ne abbia risolti.
Infine, ma solo in ultima analisi, le canzoni, perse tra le logiche diaboliche del Televoto (mai umano è riuscito a capire su quali equilibri esso si regga) e gli immancabili calembour del DopoFestival: belle, brutte, boh. A volte per capire il testo bisogna avere sott’occhio TV Sorrisi e Canzoni, pena l’incomprensione più totale; a volte si capisce benissimo e si cerca di soprassedere, ma due o tre madonne vengono immediatamente a fior di labbra quando l’ennesima rima cuore/amore/valore si accoppia con l’ennesimo giro di Do orchestrato mirabilmente dal Maestro Vessicchio o altri moderni epigoni non in odor di banconota. A volte capisci addirittura che la musica è solo un fastidioso intervallo tra uno spot commerciale e l’altro, mentre tu al massimo aspetti l’ennesima boutade del transessuale o handicappato di turno, senza i quali non c’è Festival che si rispetti; se poi Sanremo per infausto complotto calendiariale cade di San Valentino, sai già che devi prepararti l’insulina sul bracciolo del divano. Perché tanto, vederlo lo vedrai, non c’è dubbio. E guai a te se non lo fai; perché quale che sia la motivazione, all’indomani tutti quelli che spergiuravano che non lo avrebbero mai guardato, informatissimi, ti taccerebbero di fastidioso snobismo