Truffa da 30milioni all’Opera del Duomo di Firenze

Fermate 9 persone di varie nazionalità

Firenze – E’ scattata stamattina, l’operazione che ha fisicamente messo un punto a una truffa che ha riguardato l’Opera di Santa Maria del Fiore, per un giro di affari di 30 milioni di euro movimentati nell’arco di sei mesi. La Polizia di Stato ha fermato 9 persone nelle Province di Brescia, Milano, Bergamo, Lodi, Prato, Rieti e Vicenza.

Il la è stato dato alla squadra mobile di Brescia che ha fatto partire le indagini, da una denuncia per truffa nei confronti dell’Opera di Santa Maria del Fiore Onlus, che si occupa di manutenzione, valorizzazione, tutela e promozione di monumenti quali Cattedrale di Santa Maria del Fiore, il Campanile di Giotto e il Battistero di San Giovanni. Le perquisizioni che sono avvenute all’alba di questa mattina hanno visto un sequestro di quasi mezzo milione di euro in contanti. Oltre ai nove fermati, sono state eseguite altre 21 perquisizioni su altri indagati, oltre che nei confronti delle società coinvolte nel sistema delle false fatturazioni. Gli indagati, che appartengono a varie nazionalità, cinese, italiana, nigeriana e albanese, sono accusati dei reati di emissione di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio e auto riciclaggio.

Il meccanismo utilizzato dal gruppo in particolare per la truffa che ha visto vittima la Onlus fiorentina, è quello conosciuto come “man in the middle” o “business e-mail compromise” che induce il truffato, nello scenario di una commessa, a effettuare bonifici di pagamento dei lavori a un conto corrente che ha intestatari fittizi. Nel caso in esame, la commessa era stata assegnata per lavori di restauro e manutenzione del Complesso Eugeniano di Firenze a un’impresa privata. Fra il committente e l’impresa si è introdotto the “man of the middle” e i bonifici di pagamento sono stati versati sul conto corrente fittiziamente intestato per lavori pari a 1.785.000 euro. Dagli accertamenti bancari eseguiti si sarebbe potuti risalire a altri conti correnti italiani e esteri che sarebbero tutti riconducibili a due degli indagati, su cui pesa l’accusa di riciclaggio della somma di denaro distratta.

Tuttavia, sembra che l’episodio fiorentino non sia che uno dei tanti di un vero e proprio sistema criminale in cui il gruppo composto da diverse provenienze etniche, forniva un vero e proprio “servizio” a imprenditori con la necessità di ottenere il rientro di importanti somme di denaro contante a fronte dell’emissione di fatture per operazioni inesistenti prodotte da società cartiere.

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