Transit e Cannibal

Visti in dvd dalla poltrona: Sconsigli per la visione, guida ai film che potete tranquillamente perdere

 

TransitTransit, di Antonio Negret.

Top star: James Caviezel.
USA 2011.
Genere: azione.
Inquietante. Che per un film d’azione, sedicente thriller, potrebbe anche essere un complimento. Inquietante che si mandi in scena ancora ‘sta roba nel nuovo millennio, inquietante che James Caviezel, qui in pausa artistica da se stesso, accetti di prendere parte a un “già visto-tutto scontato” come questo. Perché il problema non è l’intrattenimento puro, ci sta, il cinema non è solo filosofia, grazie al cielo. No, il problema è non aver niente (di nuovo) da portare sullo schermo.
Famigliola in crisi capitanata da Caviezel alle prese con quattro malviventi reduci da una rapina. Come volete che vada mai a finire? Facile: famiglia in crisi più malviventi uguale lieto fine, ovvero famiglia che ritrova l’armonia e malviventi sgominati.
Ma c’è di peggio della scontatezza, ad esempio Caviezel-Robocop: lo prendono a mannaiate, gli sparano e lui tira dritto più e meglio di Superman; ora, va bene che sullo schermo è stato Gesù Cristo, ma insomma… E la moglie Elisabeth Rohm? Pare una madre di famiglia come tante e invece con un fucile in mano diventa Rambo, anzi, una cecchina scelta.
Solo la morte di un componente della famiglia – composta da Robocop, Ramba e due figli – potrebbe ravvivare la situazione, ma è una speranza vana. Un’attesa che a tratti diventa nausea per colpa di una telecamera che in nome di chissà quale cifra artistica non sta mai ferma e si avvicina così tanto a facce e dettagli che spesso si teme vada a sbatterci contro.
Ma del resto quando non traducono il titolo in italiano, o si tratta di un capolavoro o… E questo film è decisamente un “o puntini puntini”.

Per non lasciarvi senza film per la serata: da uno Sconsiglio a un consiglio per la visione

canibalCannibal, di Manuel Martìn Cuenca.
Top star: nessuno.
Titolo originale: Canìbal.
Spagna, Romania, Russia, Francia 2013.
Genere: drammatico.
Detto che non lo riguarderemmo nelle prossime settimane e nemmeno nei prossimi mesi per la sua pesantezza di fondo, e che ha tutte le caratteristiche per annoiare a morte, c’è poco da fare: “Cannibal” (fondamentale la seconda “n” rispetto al titolo originale spagnolo) ti tiene lì per un bel po’ di tempo, quasi due ore. Quindi, per farla breve: è un film che non solo si lascia guardare, ma fa venir voglia di vedere dove va a parare.
E’ la storia di un sarto narcisista, serial killer e cannibale per hobby: i sentimenti non sono previsti, almeno fino all’entrata in scena della sorella di una vittima.
Parte come un horror puro, con la cattura e lo smembramento della prima preda (fuori campo, non c’è voyerismo, le violenze non sono ostentate), ma ben presto si capisce che il cannibalismo cui sono interessati regista e sceneggiatori è quello dei sentimenti. Bravi i protagonisti, Antonio De La Torre e Olimpia Melinte, che riescono a rimanere lontani dai cliché di genere che riguardano carnefice e vittima sacrificale. Coraggiosa ma assolutamente pertinente la scelta di mettere in piedi un film poco parlato, lento e privo di colonna sonora, come a voler sottolineare la pochezza della vita del serial killer, una persona sola e monotona, che non ha sentimenti e nemmeno li vuole. Ma forse quello che funziona è il mix tra serial killer atipico e scelte registiche, che già “catturano” dalla primissima scena in campo lungo, by night.

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