Tempi di crisi, cambia la sfida del lavoro

La crisi c’è, l’evasione pure, ma non facciamo di tutta l’erba un fascio. La dichiarazione del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi sulla destinazione dei fondi europei alle 3200 aziende toscane trainanti non sorprende perché da tempo questa è la linea scelta. La storia toscana però ci racconta di un tessuto economico fatto di piccole e medie imprese, di laboriosi artigiani, di botteghe dove sono nati i più grandi capolavori e sarà sempre la storia a mostrarci se la strada che la Toscana ha deciso di intraprendere è quella giusta.

Intanto, in attesa,  Stamp continua il suo viaggio nel territorio, cercando di parlare soprattutto con chi ha deciso di non arrendersi, di “reinventarsi”, secondo un vocabolo molto di moda oggi.  Molti soccombono, qualcuno ci riesce. 
Un dato sorprende: il lavoro cambia, si trasforma, si adatta, e alla fine si scopre anche che il  posto fisso e sicuro non è poi così ricercato (anche se rimane il dubbio: forse perché non c'è più….) e in molti, giovani e non, cercano spesso (o sono costretti) a seguire un percorso diverso. Più “creativo”.

La crisi si fa sentire da tutti ed io ho deciso di assistere chi ha bisogno di un avvocato ma non ha reddito o ne ha poco – racconta Angela avvocato quarantenne di FirenzeIn questo caso lo Stato paga noi avvocati con una tariffa dimezzata che riscuotiamo dopo un anno o più e anche bolli e tasse sono minimi o assenti. Oggi c’è davvero bisogno di assistenza legale ed io ho fatto questa scelta. E’ difficile farsi pagare dagli assistiti e anche quelli che potrebbero si lamentano pensando che non facciamo abbastanza. Non si rendono proprio conto del nostro sistema ed è facile sentirsi dire: Avvocato questa cifra per una letterina?”

Non avrei mai pensato di fare questo lavoro – dice invece Enrica, trentacinque anni, di Firenzequando mi sono laureata avevo tante speranze, volevo diventare un grafico ma mi son scontrata con la realtà e, dopo la gravidanza, ho trovato solo studi che mi sfruttavano. Così, per gioco, ho iniziato a vendere cosmetici. Ora sono sette anni, ho un ruolo in azienda anche se resto una libera professionista,  istruisco le venditrici e non cambierei niente del mio lavoro.”

Sono svariate le voci di chi non pensa più al posto “fisso”. In generale, è l'equazione “posto fisso-dipendente” che fa storcere il naso, in particolare ai laureati, almeno per quanto riguarda il nostro piccolo ma rappresentativo campione.  A grandi linee, chi ha una laurea potrebbe accettare il “posto fisso” solo se contemplasse la possibilità di una vera carriera e in molti, se giovani,  non disdegnano il lavoro all'estero. Chi ha un diploma è consapevole che deve rimboccarsi le maniche. Gli “affezionati” al posto fisso sono soprattutto persone dai cinquanta in su, che sperano di arrivare alla pensione e sono, sicuramente,  i più delusi. Forse perché, fra le altre cose, sono anche gli unici ad averlo sperimentato. Ma qualcuno reagisce e non si dà per vinto.

Ho fatto il facchino, il cameriere, ho guidato un camion, sono stato anche in catena di montaggio, non mi sono mai tirato indietro – ci racconta Marco che adesso vive a Bologna ma c’era sempre qualcuno a cui non andava bene qualcosa e i contratti erano sempre a tempo determinato. Così mi son detto che forse la cosa migliore era essere imprenditore di me stesso e insieme ad un amico abbiamo preso in gestione un pub  scegliendo però una città diversa da Firenze. E la scelta è stata vincente”.
Gli abbiamo chiesto: “Se ti offrissero lavoro fisso e sicuro in una grande azienda torneresti nella tua città?”
Marco ci ha lanciato un grande sorriso e ha risposto: “No. Io amo Firenze ma tutto sembra più difficile lì. E, soprattutto, non lavorerei mai più sotto qualcuno”.

A Marco fa eco Patrizia insieme a sua figlia Giulia: “Dopo vent’anni di lavoro l’azienda ha chiuso. I proprietari erano divorati dalle tasse, ci hanno riunito tutte (eravamo in 12) e ci hanno fatto vedere i conti. Nessuno avrebbe potuto fare qualcosa visto che c’erano pure macchinari nuovi da acquistare. Allora mi son guardata intorno e ho deciso di mettere su un piccolissimo laboratorio artigianale di pasta fresca. Poi Giulia ha sviluppato la clientela attraverso il web e ora abbiamo clienti in molte parti d’Italia e non solo e in più teniamo corsi e laboratori. Se penso a tutto il tempo che ho sprecato su quella macchina da cucire…”

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