L’uomo moderno vive a volte momenti sconcertanti in cui non ha neppure un singolo particolare del quale preoccuparsi. Avviene spesso che, pagate le bollette, messo a letto il bambino, evaso il tesoretto fiscale uno scontrino non rilasciato alla volta e visitata la squillo di turno, non gli resti proprio nulla che possa giustificare l’ansia sottile che a volte, vigliaccamente, sul più bello mentre guarda “Motori da sballo” o “Non sapevo di essere incinta a sedici anni pur avendo io malattie grottesche, deve essere successo in una cucina da incubo”, lo assale e lo lascia svuotato, senza nemmeno la forza di cambiare canale. E allora, in assenza di attentati dinamitardi, promesse di sterminio globale ad opera di malattie trasmesse dai polli, impatti con satelliti e arrivo delle cartelle esattoriali, come si fa a dare un senso al tutto?
Facilissimo; c’è una cosa che, a prescindere da tutto il resto, non ci abbandona mai, che è del tutto al di fuori del nostro controllo e che ha il massimo influsso sulla nostra vita quotidiana. Ed è – rullo di tamburi – il clima atmosferico, che dagli stringati comunicati del Colonnello Bernacca, oscuri vaticini fatti di zone di bassa pressione, di isobare, di misteriose robe cumuliformi relegato a pochi secondi prima del film in prima serata è diventato non di rado la prima notizia con la quale giornali cartacei, tele e radio aprono la prima pagina. Cosa c’è di più rassicurante del fatto che, qualunque sia lo scarso appeal della nostra giornata, potremo lamentarci del clima? Messo da parte l’argomento “politica”, che può facilmente degenerare, quello “religione” men che mai e quello “economia” che, da quando tutti sono diventati analisti internazionali , si è fatto sempre più rischioso, il clima resta l’unico caposaldo di ogni sana conversazione da ascensore che si rispetti; pratico, inutile, modulare, ampiamente riutilizzabile.
Facciamo tanta ironia sul fatto che sulle bacheche dei social network appare ogni 5 minuti qualcuno che guarda fuori dalla finestra e ti dice che fa caldo, ma in realtà è una cosa che ci piace molto; possiamo inserirci in ogni momento dichiarandoci, vivaddio, del tutto d’accordo (il segreto per poter conversare, al giorno d’oggi). Per non dire della stuzzicante emozione nel leggere di inondazioni, terremoti e tragedie avvenuti possibilmente altrove, che ti fa sentire quanto mai effimero, e perciò, vivo. Basta non riflettere che, come nel Paleolitico, ancora oggi puoi guardare il cielo con lo stesso timore, esibendoti sul marciapiede in pose stile giapponesi dei film di Godzilla nell’attesa del colpo fatale. Avevano ragione i Croods: “Mai smettere di avere paura”.