Vabbè. Tra i firmatari reggiani c’è pure l’amato prof. Giuseppe Gherpelli, già Direttore della Fondazione dei Teatri reggiani nonché City Manager nientepopodimeno che a Pompei con incursioni dirigenziali spesso e volentieri in quella Toscana che in fatto di “sinistrerie” non è seconda forse nemmeno all’Emilia Romagna. Con quel finale di cognome lì era forse predestinazione.
Ma da un’analisi più genealogica e meno etimologica dei firmatari reggiani per Elly Schlein in quella settimana decisiva che ci separa dalle Primarie aperte del Pd (i pasionari “perelly” la prendono molto seriamente, quasi fosse uno scontro elettorale con la destra, arrivando a fare volantinaggio porta a porta) per la scoperta del nuovo segretario nazionale, emerge un interessantissimo dato.
Ovvero che mentre i “padri” sono per la Schlein, i “figli” sono, più o meno apertamente, per Bonaccini. Ma come? La rivoluzione non dovrebbe sempre e comunque essere anche un fatto d’anagrafe? Eppure nell’imprevedibile Reggio accade anche questo. Che i 70enni e passa, quelli eternamente col pugno chiuso a garrire verso l’alto e lo sdrucito borsone verde con impresso il volto del Che, dopo una vita passata ai piani alti del potere locale, pur senza militare in quel partitone di cui chiedono a gran voce il rinnovamento bensì appoggiandolo dall’esterno in formazioni dal 2% nella migliore delle ipotesi, superino la loro discendenza in fatto di volontà presuntamente progressista. E la loro progenie, oggi altrettanto ben inserita se non meglio di loro, con la testa chissà forse più sulle spalle ed una visione sempre presuntamente più moderata, si attesti invece stabilmente sulla realpolitik.
L’esempio forse più evidente è quello che riguarda Angiolino Vecchi, pro Schlein, padre di quel sindaco di Reggio Luca Vecchi che è invece firmatario nonché leader del comitato bonacciniano. Poi l’ex vicesindaco sempre di Reggio Franco Ferretti, schleiniano della prima ora e l’ex assessora del comune capoluogo Gina Pedroni pure “perelly”, i cui figli ricoprono le due cariche reggiane di nomina pubblica probabilmente più importanti, ovvero Moris Ferretti, vicepresidente Iren e Federico Parmeggiani, consigliere d’amministrazione Seta. I quali non hanno mai fatto endorsement pubblici per il Presidente regionale ma che sono noti per le loro posizioni di sinistra moderata e “riformista”.
Recita un vecchio e un po’ malfidato adagio che se a 20 anni il tuo cuore non batte a sinistra, sei vecchio dentro. Ma anche che se resta a battere a sinistra dopo i 40, sei un po’ ingenuotto diciamo così. Orbene a Reggio Emilia i “figli” paiono aver imparato bene la lezione (non) impartita dai loro “padri”.