Sulla Concordia, due anni dopo

Nella giornata di ieri, giovedì 23 gennaio periti e protagonisti del naufragio sono tornati sulla Costa Concordia. Si è trattato della nuova puntata del processo per il naufragio del 13 gennaio 2012, nel quale persero la vita 32 persone. A tornare a bordo, in plancia di comando e sui ponti, sono saliti non solo i periti chiamati ad un supplemento di perizia chiesto dalle parti civili del processo, ma anche gli altri protagonisti della vicenda. In tutto, sono saliti a bordo del relitto rimesso in assetto verticale una trentina di persone: i giudici del collegio (Puliatti, Compagnucci e Mezzaluna), il cancelliere del dibattimento, i pm (Verusio e Leopizzi), gli avvocati ed i periti del capitano Francesco Schettino, i legali ed i periti delle parti civili (sette periti, 12 consulenti delle parti, 14 avvocati).

A seguito del sopralluogo il procuratore capo grossetano, Francesco Verusio, ha dichiarato che “il mare ha mangiato tutto”. In sostanza, a suo dire, il sopralluogo non ha aggiunto niente a quanto già si sapeva in merito al naufragio. Non dello stesso avviso i periti del capitano Schettino, secondo i quali è stato possibile verificare che in plancia di comando mancava la leva per dare l’allarme falla. Durante il sopralluogo nel relitto è stato comunque possibile prelevare il “track-pilot”, cioè l’apparato che registra la posizione della nave. Nonostante l’apparecchiatura si presenti rovinata ed ossidata dalla permanenza in acqua, sono state estratte le memorie degli hard disk della consolle della plancia di comando, che potrebbero integrare quanto già si sa dall’analisi della scatola nera. L’avvocato Domenico Pepe, difensore di Schettino, ha ipotizzato anche che a causa delle operazioni sulla nave siano state – senza alcuna malafede – effettuate delle modifiche all’interno del relitto: “Durante i lavori sono state rimosse delle cose che non fanno più ricondurre la condizione della plancia a quella iniziale”, ha dichiarato. “Sono stati fatti dei lavori, lo scenario non è più quello originale, c'è stata una completa modifica dello stato dei luoghi”, ha concluso l’avvocato di Schettino.

Intanto Arpat ha reso noti gli esiti delle analisi effettuate sugli ultimi campionamenti ambientali. Dall’esame di quanto prelevato il 21 gennaio all’isola del Giglio, idrocarburi e solventi sono risultati inferiori alla norma. Rilevata, invece, una minima presenza di tensioattivi attorno al relitto. Tutti gli altri parametri, invece, sono risultati nella norma.

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