STX France, Capital: gli italiani hanno ragione

Parigi – Il malcontento suscitato in Italia dalla decisione della Francia di rimangiarsi la parola data e di nazionalizzare STX France promessi sposi di Fincantieri è più che giustificato se si tiene conto del lungo elenco di “gioielli” italiani passati sotto bandiera dei cugini d’oltralpe.

Non a caso dunque il giornale francese “Capital” si sofferma nella sua edizione on line di quella che chiama “la razzia francese in Italia” . Il braccio di ferro tra Roma e Parigi sul futuro dei cantieri di Saint Nazaire dopo che il neo presidente Emmanuel Macron ha deciso di nazionalizzarli nonostante il suo predecessore avesse dato il via libera alle nozze con Fincantieri.

Una mossa a sorpresa che, scrive il giornale, ha “suscitato la collera” degli italiani non solo perché Fincantieri era l’unico cavaliere bianco che si era presentato a salvare STX France che i sudcoreani avevano portato al fallimento ma soprattutto perché l’Italia aveva lasciato le porte aperte agli investimenti francesi in Italia. Uno shopping iniziato una ventina di anni fa e che negli ultimi  anni è andato accelerandosi tanto che nell’ultimo decennio (2006-16) ha superato i 52 miliardi di euro e preso il controllo di 185 società italiane mentre gli italiani non sono arrivati agli 8 miliardi di investimenti.

Nel suo articolo “Capital” cita Luxottica, che ha dato il via alla fusione con Essilor che porterà la sede del numero uno mondiale degli occhiali a Parigi, Lactalis che acquistando Parmalat per 3,4 miliardi è diventato il leader mondiale lattiero-caseario,che ha creato il suo polo lusso attorno a Gucci e Bottega Veneta rafforzandolo poi con l’acquisto di Brioni e Pomellato.

Senza dimenticare il leader mondiale del lusso LVMH che dopo Fendi ed Emilio Pucci ha messo le mani anche su Bulgari per rafforzare il suo polo orologi- gioielleria. La Francia ha anche razziato in settori sensibili con le tlc (Telecom Italia di cui Vincent Bolloré è il principale azionista) energia (con Edison, passata sotto controllo EDF), le banche, con BNL entrata nel gruppo BNP e Cariparma in quello del Credit Agricole. Unicredit ha poi ceduto la sua filiale Pioneer ad Amundi (colosso francese controllato da Credit Agricole) che  così balzato all’ottavo rango mondiale nell’asse management. Senza dimenticare che Bolloré è presente nel capitale di Mediobanca, Generali e ora anche massicciamente in quello di Mediaset.

L’industria italiana, come precisava recentemente “Il Sole 24 ore”, “ è stata più preda che predatore” colpa di “un capitalismo senza capitale del nostro paese “ che “ ha sempre fatto perno soprattutto sul sistema bancario e che si è mostrato vulnerabile quando l’emergere del problema delle sofferenze le ha costrette a concentrarsi sul rafforzamento del loro capitale”.

Negli ultimi mesi l’Italia ha comunque messo a segno qualche buon colpo, con Atlantia che ha rilevato l’aeroporto di Nizza, Lavazza che si è rafforzato con l’acquisto di Carte d’or e Campari che si è comprata il ‘Grand Marnier”.

Per gli ex cantieri Saint Nazaire, Roma e Parigi si sono dati un nuovo appuntamento alla fine di settembre. L’Italia continua a chiedere che la Francia rispetti gli accordi e che a Fincantieri vada la maggioranza del capitale. La proposta francese di una spartizione 50/50 del capitale è stata respinta. Alcuni giornali ritengono che la decisione di Macron di riaprire il dossier non sia senza ragioni, citando ad esempio il forte legame tra Fincantieri e la Cina che fa temere ai francesi un trasferimento i “know how”.

Si deplora però che le obiezioni non siano state sollevate prima della firma del contratto con Fincantieri, rischiando così di gettare un’ombra sull’immagine della Francia presso gli investitori stranieri. Nell’attesa dell’incontro di settembre però, stando almeno al quotidiano “Le Figaro”, la Francia starebbe esaminando anche altre soluzioni, come quella proposta dall’esponente del centro destra Bruno Retailleau, presidente del gruppo LR al senato favorevole alla creazione di un pool di aziende legate all’industria marittima che entri nel capitale di SXT France per non lasciare al solo azionista italiano il destino dei cantieri navali.

Sorveglierò che il governo non si lasci intimidire dall’Italia” ha detto dopo un incontro con il ministro dell’’economia francese Bruno Le Maire, che , secondo Retailleau, avrebbe ascoltato con grande attenzione la sua proposta. Insomma la partita, sul fronte francese, rimane aperta…

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