Parigi – Forse tra breve sarà possibile decifrare i papiri di Ercolano, carbonizzati nell’eruzione del Vesuvio del 79 grazie a una nuova tecnica digitale in 3 D messa a punto da una équipe di ricercatori israelo-americani. Questa nuova tecnica, ha annunciato nel suo ultimo numero la rivista scientifica Science Advance ha già permesso di rivelare la più antica versione di un manoscritto del vecchio testamento, che data di almeno quindici secoli. Il documento, ritrovato nel 1970 nel corso di scavi alla sinagoga di Ein Gedi nei pressi della riva occidentale del Mar Morto, non era stato finora decifrato in quanto era tanto malridotto che era impossibile decifrarlo.
Scritto su pelle di animale, era tutto bruciato e si sbriciolava al minimo tentativo di srotolarlo. Ora, grazie alla nuova tecnica che si serve di uno scanner, è stato possibile “leggere” il testo grazie alle tracce di metallo contenute nell’inchiostro e nella trama del documento che hanno permesso di ricostituire virtualmente l’immagine del manoscritto srotolato. Sullo schermo è in tal modo apparso un testo di 35 righe. Sono così apparsi due capitoli del Levitico, il terzo dei cinque libri della Torah.” Siamo stati molto sorpresi della qualità delle immagini. La maggior parte del testo è leggibile, o almeno altrettanto leggibile di quelli dei manoscritti del Mar Morto, ha dichiarato Michel Segal dell’Università ebraica di Gerusalemme. Questa nuova tecnica, secondo un altro membro dell’equipe, Brent Seales dell’Università del Kentucky, permetterà in futuro di “leggere documenti che a causa del loro stato di conservazione si pensava perduti”. “Esistono tanti altri manoscritti unici e affascinanti che potrebbero così rivelarci i loro segreti” ha aggiunto citando proprio i papiri di Ercolano.