Prao – L’ Archivio Zeta ha comunicato che dopo 23 anni di lavoro, il 2026 sarà l’ultimo anno di rappresentazioni al Cimitero Militare Germanico del Passo della Futa. La decisione arriva dalla direzione tedesca del Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge.
Nel post, che in queste ore sta raccogliendo centinaia di commenti, «Futa Ultimo Atto, Futa Ultimo Anno» la compagnia – Gianluca Guidotti ed Enrica Sangiovanni – la definisce una decisione umiliante che mette a rischio il lavoro delle persone che ci lavorano e un intero ecosistema culturale e di indotto turistico costruito sull’Appennino tosco-emiliano, e danneggerà un rito culturale che coinvolge ogni anno migliaia di spettatori.
Le ultime repliche de “Il Processo” di Kafka saranno fino al 23 agosto alle 18.00, poi calerà il sipario su quello che loro chiamano Teatro di Marte. L’invito è chiarissimo: ora o mai più.
Non si tratta di un palcoscenico qualsiasi, ma di un cimitero, il più grande sacrario di guerra tedesco costruito in Italia, sulla cima del Passo della Futa, custode delle spoglie di 30.683 caduti germanici della Seconda Guerra Mondiale. Un luogo che lo scrittore Paolo Rumiz ha definito un “commovente monumento all’antiretorica come tutti i cimiteri dei vinti”.
Archivio Zeta ci lavora dal 2003. Per 23 estati ha trasformato un luogo lontano in un tempio della memoria viva, con rappresentazioni rispettosissime. Proprio per questo nei commenti tantissime persone chiedono il perché della scelta, ipotizzando che per la cultura tedesca del Volksbund il teatro in un luogo di sepoltura sia considerato non consono, mentre per noi è l’esatto contrario: un modo per far conoscere un luogo diventato nel tempo una «porta d’accesso alla storia», in un perenne dialogo col passato, necessario perché non si perda memoria di chi è morto dall’altra parte della storia.