Firenze – La ricetta per lo stadio Franchi e per non perdere i 55 milioni su cui l’Europa ha detto no, è molto semplice, almeno ascoltando Matteo Renzi, ex sindaco di Firenze, ex premier ed ex segretario del Pd, senatore della Repubblica, che torna in piazza della Signoria, sotto le finestre di Palazzo Vecchio mentre è in corso il consiglio comunale, per proporla alla città: decreto ministeriale per abbattere il vincolo alla demolizione delle due curve del Franchi apposto negli ultimi mesi del su incarico dall’allora soprintendente Andrea Pessina, in modo da poter affidare la ricostruzione-riqualificazione o ciò che deve essere, alla società della Fiorentina (leggi Commisso) e trovare in tempi rapidi l’accordo con l’Europa per spostare i 55 milioni su cui da Bruxelles hanno detto no, su case popolari e scuole. Magari, sull’ex Caserma Lupi di Toscana, che contempla, nel piano di riqualificazione, 36mila metri quadri per housing sociale, di cui oltre 2mila di case popolari. Un’idea, che può essere rimpiazzata con altre secondo quanto deciderà il sindaco di Firenze, ma che secondo Renzi deve tenere conto di un principio: neanche un soldo pubblico per lo stadio, che deve essere affidato al privato, mentre i soldi pubblici devono essere impiegati per finalità pubbliche. Anche se, in qualche modo, uno stadio, tanto più se monumento nazionale, qualche finalità pubblica potrebbe ben nutrirla nella sua natura, tant’è vero che molti stadi, in Italia almeno, vedono partecipazioni comunali.
“E’ scaduto il tempo, è il momento di abbandonare l’ideologia – dice Renzi – e lo diciamo al sindaco di Firenze Dario Nardella e alla presidente Giorgia Meloni, Ad entrambi chiediamo, oggi, un incontro, e l’incontro che chiediamo parte da questo dato di fatto: mettere i soldi europei sullo stadio è una cosa che non ha nè capo nè coda. L’abbiamo detto un anno fa. Non si è mai visto che con soldi degli euroscettici si possano pagare le spese che in atre città pagano le società di calcio. Qundi, siccome questa ipotesi non sta nè in cielo nè in terra ed ora è ufficiale, il Comune di Firenze indichi la destinazine dei 55 milioni che se no vanno persi”. Circa lo spostamento su case popolari e scuole, ed eventualmente sulla scelta dei Lupi di Toscana, Renzi dice: “Sono suggerimenti, a noi va bene qualsiasi soluzione, il sindaco deve individuarla, purché sia su cose di interesse collettivo”.
E sulla ex caserma Gonzaga si aggiunge ancora una ditata nell’occhio al sindaco: “Il Flaminio, cioè un edificio abbandonato, c’è già a Firenze, perché i Lupi di Toscana sono stati il primo atto del goveno Renzi, dati all’amministrazione Nardella nel 2014. Glieli abbiamo girati nel 2014 a marzo. Sono passati nove anni”.
Quindi, “la prima ipotesi è: noi proponiamo i Lupi di Toscana. Va bene un’altra soluzione, decida Nardella. Italia Viva chiede a Nardella un incontro per metterlo formalmente a parte di quella che noi riteniamo la priorità: si deve a tutti i costi spendere i 55 milioni del Pnrr”.

Secondo punto ma non per importanza, come si risolve l’impasse stadio? “Non c’è che una soluzione – afferma e conferma Renzi – e questa soluzione con tutto l’affetto per le Sovrintendenze, è una soluzione che la Fiorentina ha indicato nel 2019, perché il progetto di Marco Casamonti del Viola Park è arrivato dopo il porgetto, sempre di Casamonti, sullo stadio”. Insomma, chiaro e tondo, la soluzione è l’abbattimento delle curve. Non è da ostacolo neanche la decisione della Sovrintendenza, di mettere il veto al loro abbattimento, confermata ad ora dall’attuale nuova sovintendente; dice Renzi, “svelo alla signora sovrintendente che in questo Paese vige una Costituzione per cui la norma dello Stato, la legge, è più importante del decreto ministeriale che mette il vincolo”. Ristabilita così la gerarchia delle fonti, Renzi continua: “Sostengo che già l’emendamento che si chiama emendamento Renzi, permetterebbe oggi al ministro di intervenire; ma siccome la presidente Meloni ha detto che le sta a cuore Firenze, il ministro Fitto ha detto che gli sta a cuore Firenze, dico loro che da subito, nel primo strumento nromativo, se non vogliono utilizzare l’emendamento Renzi, eliminino il vincolo sulle curve”. Solo sulle curve, non la scala elicoidale o la torre di maratona, o la facciata, tratti specfici e fondanti dell’opera di Nervi. Sorge il dubbio: ma può un monumento nazionale di tal fatta, studiato come opera coerente in se’, essere ridotto a spezzatino senza rimetterci in generale nel pregio e nella coerenza propria dell’opera d’arte? Si può, lo si è già fatto, ricorda Renzi, facendo rimergere alla memoria le operazioni già compiute nel corsodi Italia ’90. “Questo vincolo sulle curve non ha ragione di esistere”. Sul punto, Renzi chiede, rivolgendosi anche alla maggioranza e ai parlamentari fiorentini della destra, di mettere in campo un emendamento in questo senso. “Non è argomento da campagna elettorale – sintetizza Renzi – si buttino giù le curve e si faccia il progetto Casamonti pagato dalla Fiorentina e si interrompa una guerra ideologica che non ha più motivo di esistere”. Ovviamente, supponendo che Commisso a questo punto ci stia.
Un altro snodo su cui Renzi chiarisce le posizioni e l’attività svolta da Italia Viva, è che se si toglie dal progetto lo stadio, il restante, ovvero le opere previste per Campo di Marte, rimanga. Emerge la questione dei 90 milioni del Ministero della cultura che già ci sono: di questi, che si fa? “Perhé il ministero dei beni culturali a Firenze, dovrebbe lo Stadio Artemio Franchi, che può finanziare Commisso?”.
Giù botte alle Sovrintendenze: “Non è che la Sovintendenza può decidere anche sulle curve, e se decide, siccome la sovrintendenza non è il potere assoluto di questo Paese ma è un ente che sta dentro delle leggi, dico, qui e in Parlamento: Italia Viva vota a favore di togliere il vincolo alle curve: FdI che fa? FI che fa? La Lega? Oggi Salvini ha detto che non si mettono i soldi dello Stato. Per quanto mi riguarda i soldi del contribuente (riferendosi ai 95 milioni dl ministero dei beni culturali) non vanno allo stadiio, ma alle attività culturali”.
Alla fine, Renzi sintetizza, con il no dell’Europa la cosa certa è che non ci sono più i soldi. Ma i fondi europei, di sostituzione? Risponde Raffaella Paita, capgruppo al senato del gruppo di Italia Viva, ribadendo che le risorse pubbliche non vanno posizionate sugli stadi, che vanno costruiti con i soldi delle società sportive, sia che si parli di Pnrr che di altri fondi di origine europea. In realtà, sotto il dito accusatore di Renzi c’è tutto il progetto di Nardella sullo stadio, le sue mosse, le scelte, le previsioni per il futuro. Ed è qui che scatta la natura dell’attacco politico portato al sindaco, che a questo punto è legittimo pensare si stia reggendo sul poco per quanto attiene alla sua maggioranza, solida anche per l’apporto di Italia Viva (che ricordiamo ha anche una figura importante come l’assessore Titta Meucci, fra le sue fila). “Penso che Dario (Nardella, ndr) prima o poi capirà che su questa roba non va da nessuna parte. Gli si era detto un anno fa, che i soldi non sarebbero stati dati. quindi, il problema non è se lui ha la maggioranza o no, ma se ha i soldi o no. Dentro il gruppo di Palazzo Vecchio – continua Renzi – la pensano tutti come noi. Ma non hanno il coraggio di dirlo”.
All’incontro con la stampa hanno partecipato sia la capogruppo al Senato Raffaella Paita, che la consigliera comunale di Italia Viva Barbara Felleca, che il sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Casini, esempio, dice Renzi, di un amministratore sindaco “bravo, che ha dato le autorizzazioni alla Fiorentina e ha permesso a Commisso di costruire il Viola Park” con la ricaduta, sul territorio, di occupazione, e anche di circa 4 milioni di urbanizzazioni. Tirando le fila, a livello normativo per Renzi la cosa è semplice. Con un emendamento, (vogliamo chiamarlo Paita?) si può dar corso a due utilità. E Nardella? “E’ da un anno che stiamo avvertendolo che sta per schiantarsi contro un muro”, il muro dell’Europa. Dovrebbe quindi fare retromarcia totale, il sindaco Nardella? E tutto ciò che è in corso, compresa la ricerca della possibilità di accedere ad altri fondi europei, ma anche, perché no, la sorte di Arup, la società che ha vinto il concorso, le ditte, tutto ciò che è partito da almeno un anno, compresi gli otto milioni fin qui spesi? Tutto quello che insomma si è legittimamente messo in moto dopo l’approvazione, il 22 aprile dello scorso anno, del progetto, con tanto di decreto interministeriale che metteva insieme il ministero dell’Interno con il ministero dell’Economia e delle finanze. Resta anche il dubbio che non sia così agevole “spostare” i fondi del Pnrr a un altro settore. Resta anche il fatto, ma purtroppo questa si sospetta sia ormai storia, delle oltre 40 autorizzazioni richieste e concesse al Comune di Firenze che non sono bastate a metterlo al riparo dal niet europeo. Tutto, dunque, come se non fosse successo nulla?