
Più che una moda, il rinnovato interesse di Hollywood per Biancaneve sembra quasi un incantesimo. Probabilmente alla radice c’è il bicentenario della pubblicazione della fiaba originale dei fratelli Jacob e Wilhelm Grimm, apparsa la prima volta nel 1812. A celebrare la storia di Snow White ci hanno pensato sia il piccolo che il grande schermo: il primo con la gradevolissima serie C’era una volta; il secondo con l’annuncio di due megaproduzioni di grande richiamo. E tra queste ultime, la prima in ordine di rilascio è proprio Biancaneve di Tarsem Singh.
Chissà come mai gli adattatori nostrani hanno voluto banalizzare il titolo originale di questa simpatica commedia fantastica. Mirror Mirror, che richiama letteralmente la proverbiale formula “Specchio Specchio”, avrebbe evocato a meraviglia l’universo fiabesco dell’arcinota vicenda senza tradire il punto di vista narrativo: quello – come viene simbolicamente annunciato all’inizio – della matrigna cattiva.
Ed è proprio questa inedita prospettiva a rendere la pellicola spassosa, nonostante il suo target evidentemente infantile. La bella ma spietata strega (trasformatasi per l’occasione in una solare e divertita Julia Roberts) è vanitosa e crudele ma anche ironica e – probabilmente – assai più brillante della sua fastidiosa figlioccia (Lily Collins), qui raffigurata come una bellezza eterea e diafana su cui risaltano per contrasto degli enormi ed inspiegabili sopracciglioni.
La storia viene così riscritta, e l’immaginario che avevamo imparato a conoscere da bambini assume connotazioni surreali senza mai sfiorare eccessi o irriverenze (ma regalando una sequenza bollywoodiana finale che rappresenta forse la trovata più geniale del film).
In definitiva, un modo piacevole per rivivere la nota favola disneyana senza recuperare il nostalgico classico del 1937.