Quando si tratta di consuetudine spesso si rischia di cadere nella banalità. Soprattutto se si maneggia una materia preziosa come l’eredità poetica e musicale di Fabrizio De Andrè. Eppure ieri sera, 11 gennaio, il tredicesimo tributo del teatro De Andrè di Casalgrande si è concluso nel migliore dei modi.
La formula corale ed esclusivamente reggiana di quest’anno è stata vincente. Sono stati infatti ben sei gruppi diversi a passarsi il testimone sul palcoscenico. La varietà ha fatto da protagonista. Varietà musicale, strumentale ed anagrafica.
A partire da Nuvole Barocche, gruppo maturo di grande garbo che ha offerto al repertorio deandreiano un’inedita chiave classica. Grazie alla voce di Morena Vellani e all’esperienza dei musicisti. Ouverture tipicamente sulle loro corde con Crêuza de mä, seguita da Via del campo e da Il Testamento di Tito.
S’approda invece al rock senza scrupoli con i Faberscik. La voce del solista Alessandro Scillitani sembra scalpitante ed impertinente. Omaggio agli anni settanta con Verranno a chiederti del nostro amore e Fiume Sand Creek. Molto coerente all’umore scanzonato del gruppo l’interpretazione di Amico Fragile e la scelta di Scillitani di assentarsi dal palcoscenico all’inizio della coda strumentale del brano.
I Fabernoster a loro volta stupiscono. Le versioni di Ho visto Nina Volare, Smisurata Preghiera e Megù Megùn svelano fresca sperimentazione ed ironia. Ma i Popinga indiscutibilmente seducono tra jazz e ritmi sudamericani.
Gruppo formato nel 1999 da quattro insegnanti della scuola di musica Cepam di Reggio Emilia:Tiziano Bellelli, Massimo Giuberti, Leonardo Sgavetti e Riccardo Sgavetti. Il clarinetto suonato da Bellelli accompagna l’interpretazione di Un Blasfemo, Bocca di Rosa e Amore che vieni, amore che vai.Finchè non s’affacciano i DeSamistade.
Gruppo più numeroso e più giovane della serata. Genuina energia nelle loro versioni di Princesa, Le acciughe fanno il pallone e Il Pescatore. Per concludere con il folk d’origine incontrollata dei Bassa Padana, gruppo consolidato e attivo discograficamente dal 1997 con l’album “Il Millennio”. Propongono La ballata dell’amore cieco, Canzone del Maggio e un’inedita versione di Geordie.
Il ritmo di Volta la carta riunisce tutti sei i gruppi sul palcoscenico per il consueto finale. Al termine del concert Stefano Moscadelli, professore straordinario di archivistica e membro del centro interdipartimentale di studi Fabrizio De Andrè di Siena, ammette di aver preferito di gran lunga la genuinità dei sei gruppi reggiani all’ampollosità del recente omaggio della London Symphony Orchestra nell’album Sogno N°1 uscito a fine novembre. L’incasso della serata sarà offerto in beneficenza ad Emergency. Paolo Grosso di EmergencyMilano ha ringraziato i gruppi che hanno scelto di esibirsi gratuitamente e ha ricordato la vicinanza di De Andrè agli ultimi ed ai diseredati.