Il cerchio della sinistra potrebbe chiudersi: dal partito che fu di Camillo Prampolini ai neo-socialisti che potrebbero nascere dalla scissione interna al Pd guidata da Enrico Rossi. In mezzo ci sono stati (tra gli altri) il Pci, Rifondazione, i Comunisti italiani, il Pdup, il Psiup, il Pds poi Ds e infine il Pd. Per non parlare della federazione dell’Ulivo, mentore Romano Prodi.
E proprio la nipote dell’ex Presidente (del Consiglio e della Ue), Silvia Prodi (reggiana, consigliera regionale) guida la carica delle minoranze deluse dal liberalismo/democristianesimo vero o presunto del Rottamatore in cerca di rivincite.
Le posizioni sono ormai cristallizzate: le minoranze del Pd, unite come un sol uomo, ripetono che o ci sarà una conferenza programmatica, uno slittamento del congresso in autunno e un sostegno al governo Gentiloni fino al 2018, o se ne andranno.
Enrico Rossi, Roberto Speranza e Michele Emiliano, pur con toni e accentuazioni diverse, lo hanno detto in coro all’assemblea di sabato mattina al teatro della Vittoria a Roma.
E’ stato lanciato a Renzi l’ennesimo ultimatum, con lo spettro della scissione ormai più che palpabile. Restano ancora poche ore, fino all’Assemblea nazionale del Pd di domenica mattina, per trovare una mediazione che accontenti tutti.
Ma le chances di evitare una clamorosa rottura appaiono molto esigue.