Firenze – La siccità taglierà il 30% della produzione agricola della Toscana. E’ ciò che emerge da una nota di Coldiretti, tesa a fare il punto della situazione, dopo mesi di siccità interrotta solo da brevi e forti temporali e disastrose grandinate. Tra rese inferiori, prodotti danneggiati e mancati raccolti, tutti i settori dell’agricoltura regionale sono stati colpiti, da quell’olivicolo, con stime anche dimezzate, a quello cerealicolo con il 30% in meno di raccolto, fino al florovivaismo e all’orticoltura. Per i pomodori si stima una perdita, se pur a macchia di leopardo, tra il 20% e 50%. Molto inferiore alle aspettative anche la raccolta dei foraggi con una riduzione fino al 50%, mentre il latte cala del 20% e le uova intorno al 10%. Quanto alla vite, si segnalano barbatelle bruciate che perdono le foglie attorno a Firenze.
Nel complesso, per quanto riguarda la sitazione nazionale, sono quasi duecentocinquantamila le aziende agricole pari a un terzo del totale (34%), che si trovano oggi costrette a produrre in perdita a causa dei rincari scatenati dalla guerra in Ucraina e della siccità. L’analisi della Coldiretti, basata su dati Crea, è stata diffusa in occasione dell’Assemblea nazionale a Palazzo Rospigliosi a Roma, in cui emerge anche che più di un agricoltore su 10 (13%) sia addirittura in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività.
“Con la siccità che è andata ad aggravare gli effetti del conflitto in Ucraina, sull’agricoltura italiana si è scatenata una tempesta perfetta – sottolinea Coldiretti – con il taglio dei raccolti in media di un terzo”. Secondo una stima dell’associazione, se l’attuale situazione climatica dovesse perdurare ancora a lungo i danni da siccità potrebbero arrivare a 6 miliardi di euro, “bruciando” il 10% del valore della produzione agricola nazionale.
La produzione ceralicola – Con le piogge praticamente dimezzate nel 2022 e più di ¼ del territorio nazionale (28%) a rischio desertificazione, la produzione di grano in Italia è stimata quest’anno in calo del 30% per effetto della siccità che ha tagliato le rese dal Nord a Sud del Paese, secondo Coldiretti. Ma ad essere in sofferenza sono anche girasole, mais, con percentuali che al Nord arrivano al -45%, e gli altri cereali ma anche i pascoli ormai secchi per l’alimentazione animale.
La produzione ortiva – Situazione allarmante anche per ortaggi e frutta. Come mette in luce Coldiretti, in alcuni territori si arriva al -70% con danni alle ciliegie in Puglia ed Emilia Romagna, con angurie e meloni scottati dal caldo in Veneto, pere e albicocche rovinate nel Ferrarese, barbatelle bruciate che perdono le foglie nei vigneti toscani attorno a Firenze, pesche soffocate dalla calura che cadono dai rami prima di riuscire a svilupparsi completamente e giovani ulivi in stress idrico. “A cambiare nelle campagne sono state anche le scelte di coltivazione con – evidenzia la Coldiretti – un calo stimato di diecimila ettari delle semine di riso, che a causa della siccità potrebbero anche perdere un terzo del raccolto. E soffrire il caldo sono anche gli animali nelle fattorie dove le mucche con le alte temperature stanno producendo per lo stress fino al 20% di latte in meno. Problemi anche per gli impianti di acquacoltura, soprattutto nella zona del Delta del Po dove è già andato perso il 20% della produzione di vongole, ma si segnalano danni anche per quella di cozze”.
“Occorre intervenire nell’immediato con misure di emergenza per salvare i raccolti e il futuro di aziende e stalle in grave difficoltà – afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – la devastante siccità che stiamo affrontando ha evidenziato ancora una volta che l’Italia ha bisogno di nuovi invasi per raccogliere l’acqua a servizio dei cittadini e delle attività economiche, come quella agricola che, in presenza di acqua, potrebbe moltiplicare la capacità produttiva in un momento in cui a causa degli effetti della guerra in Ucraina abbiamo bisogno di tutto il nostro potenziale per garantire cibo ai cittadini e ridurre la dipendenza dall’estero”
“Con l’Anbi, l’Associazione nazionale delle bonifiche, abbiamo elaborato – conclude Prandini – un progetto immediatamente cantierabile per la realizzazione di una rete di bacini di accumulo (veri e propri laghetti) per arrivare a raccogliere il 50% dell’acqua dalla pioggia. I laghetti sarebbero realizzati senza cemento, con pietra locale e con le stesse terre di scavo con cui sono stati preparati, per raccogliere l’acqua piovana e utilizzarla in caso di necessità”