La riunione della segreteria Pd nella città del neosegretario Matteo Renzi è durata 5 ore. Le parole chiave della seduta che si possono mettere in fila dopo le dichiarazioni di Renzi a fine incontro, e della Serracchiani durante una pausa sono: il fare, chiudere presto sulla nuova legge elettorale senza perdere tempo, famiglia sì ma con coerenza, documento per il lavoro pronto in Direzione Pd il 16 gennaio. Sulla legge elettorale, la riunione Pd, dopo l'impulso delle tre proposte tecniche messe sul tavolo da Renzi, avrebbe prodotto risultati, tanto che Renzi dice che il partito sta "tirando a chiudere" la difficile partita. La scelta di Firenze segna l'inizio di un tour del Pd nazionale: "A Firenze abbiamo aperto un tour, la segreteria la faremo anche in altre città, andremo dove si vota alle prossime elezioni amministrative. Ci sono 27 capoluoghi che voteranno il 25 di maggio. Sarà naturale riunire la segreteria anche in altri luoghi". Una cosa è certa ha aggiunto: "C'è molto da fare, non si perda tempo".
Quando si entra nel merito della necessità di un cambio della squadra Pd a Palazzo Chigi dettata dalla sua vittoria alle primarie, avanzata nei giorni scorsi da Fassina, Renzi taglia corto ed esce con un "Fassina, chi?". Poco dopo il sottosogretario Pd all'economia consegna a Palazzo Chigi le dimissioni irrevocabili dal Governo Letta e spiega all'Ansa "le parole di Renzi su di me confermano la valutazione politica che ho proposto in questi giorni: la delegazione del Pd al governo va resa coerente con il risultato congressuale. "Non c'è nulla di personale" assicura, precisando però che si tratta di "una questione politica: è un dovere lasciare per chi, come me, ha sostenuto un'altra posizione". Fassina fa capire quindi che la sua è una risposta dettata dal rinnovato scenario, e dunque semmai accellerata dal passaggio di Renzi sul rimpasto di Governo: "E' responsabilità di Renzi – prosegue Fassina – , che ha ricevuto un così largo mandato, proporre uomini e donne sulla sua linea". L’unico commento del Pd arriva da Lorenzo Guerini, portavoce della segreteria: “Oggi si è tenuta una segreteria sulle priorità per il Paese: legge elettorale, jobs act – ha detto -. Non c’è davvero motivo di fare polemiche, ma di lavorare, e molto. Dispiace che il viceministro Fassina esprima in questo modo il suo disagio riguardo alla sua presenza nel governo”. Fassina riscuote gli apprezamenti di alcuni esponenti di centrodestra. La prima a intervenire è Daniela Santanchè che dice ”Fassina ha dimostrato di avere le balls of steel“, invitando gli ex colleghi di Nuovo centro destra a fare lostesso. “Spiace vedere che Fassina ha più coraggio e dignità di Alfano – dice la deputata -: non si può stare al Governo con chi ti umilia e ti sbeffeggia tutti i giorni. Ma agli amici di Ncd dico: non è mai troppo tardi”. Per i Fratelli d'Italia il capodelegazione al Parlamento europeo Carlo Fidanza dichiara “Ha fatto bene a non piegarsi all’umiliazione che gli ha inflitto Renzi. E’ una crisi profonda del Pd e della maggioranza che dovrebbe spingere Letta a dimettersi per far spazio a Renzi, proprio come Fassina ha fatto spazio ai renziani al governo”.
Al termine della riunione della segreteria Pd a Firenze il neo segretario Matteo Renzi, in conferezna stampa, ha subito parlato della nuova legge elettorale: "La prossima settimana tiriamo su la rete e tentiamo di chiudere, si sono fatti passi in avanti, più in questi tre giorni che negli ultimi tre anni". Sulla legge elettorale ha ribadito: "Abbiamo presentato tre proposte, nessuna trattativa".
Renzi ha parlato poi delle unioni civili ironizzando sulle posizioni del centro destra: "Se l'unico problema di Alfano sulle nostre proposte sono le unioni civili ci va di lusso. Trovo invece discutibile che si possa obiettare mettendo in mezzo la famiglia: che cosa hanno fatto i governi Alfano-Giovanardi per la famiglia? Hanno azzerato il fondo per la famiglia. Se la famiglia è una cosa seria bisogna essere coerenti". Sul tema delle unioni civili Debora Serracchiani si è espressa, parlando ai giornalisti accalcati al portone di via Martelli, durante una pausa della riunione: "Noi non vogliamo solo le unioni civili ma un Paese civile. Facciamo una trattativa con chi ci sta perché siamo un Paese che ha bisogno di risposte, precisando che nessuno sta lavorando per una crisi di Governo ma per un'agenda forte al Governo affinché faccia le cose". Seracchiani ha poi annunciato la bozza-impronta del Job Act per la Direzione prevista il 16 gennaio.
Prima volta dunque per la sede cittadina del sindaco, Firenze, prima volta per il luogo della riunione della segreteria nazionale Pd, non nella struttura del partito, ma in via Martelli 5, nella sede del comitato elettorale di Matteo Renzi, nella quale campeggia "Renzi: l'Italia cambia verso" delle primarie non il simbolo "Pd" dei democratici. Messaggi precisi o casualità? Per quanto riguarda la prima “rottura” della tradizione, è difficile si possa parlare di “caso”, dal momento che è evidente la mossa renziana di sottrarsi all'abbraccio “romanocentrico”, ma soprattutto di dare sostanza a quella promessa di discontinuità che gli è valsa un'elezione quasi plebiscitaria alla testa del Pd. E in questa direzione è senz'altro azzeccata anche la scelta di non utilizzare la sede di via Forlanini, dando così l'idea che davvero il rottamatore è “altro” rispetto al passato. E, se pure si scatenano (timidamente, però) le critiche dei più “tradizionalisti” (o cuperliani che dir si voglia) a colpi di battute sul web, è indubbio che le prime mosse del segretario del Pd spazzino il campo da equivoci o malintesi voluti e non: Renzi è il segretario dell'innovazione della politica, o tale si accredita. Anche con la scelta dei luoghi, oltre che dei modi.
E circa i modi, se ha provocato qualche brivido e immediato dibattito la proposta delle tre diverse leggi elettorali da dare in pasto alla discussione (con le conseguenti tre maggioranze diverse a sostegno, come giustamente ha osservato qualcuno), il bello deve ancora venire e con ogni probabilità avverrà proprio oggi, dal momento che la segreteria del Pd si dovrà confrontare sia sull'ormai famoso job act sia, e questo sarà davvero il passaggio del Rubicone almeno come prospettato finora, sulla nuova organizzazione del partito. O meglio, sull'organizzazione del nuovo partito. Che a poche ore dall'inizio della segreteria ha messo in campo il nuovo capo ufficio stampa del Pd, il blogger Filippo Sensi, vicedirettore di Europa, esperto di politica americana e inglese, con debutto odierno a Firenze.