Melodramma Quirinarie: ectoProdi a 5 stelle

Farsa digitale a 5 stelle; le Quirinarie sfociano in un flop tecnologico. Dalla seduta spiritica web si materializza il mai morto professore scandianese

Un tempo erano le Catilinarie, oggi sono le Quirinarie. Ma queste dovrebbero essere di segno positivo, non come quelle di Cicerone vs Catilina. Il risultato però non cambia; le votazioni on-line del movimento 5 stelle stanno rappresentando la prima vera e propria toppatura tecno-politica del nuovo che avanza tracimato nel Transatlantico di Montecitorio dopo il voto. La fregola web che sta obnubilando il movimento grillino, convinto che la soluzione dei problemi passi solo ed esclusivamente attraverso dimensioni immateriali, ha raggiunto vette di comicità pura. Non fosse che in ballo ci sarebbe anche il buon senso democratico.

In realtà il voto digitale è già stato sperimentato, tra successi alterni, in altri Paesi del mondo quali gli States, l’Australia, l’Estonia, il Brasile e i Cantoni svizzeri ma con sistemi molto più sofisticati e in grado di evitare di andare in bambola al primo stormir di hacker. E soprattutto montati con importanti controlli e regole capaci di evitare per esempio, il voto multiplo del singolo. Insomma le Quirinarie grilline, così come oggi sono concepite, rappresentano la deriva virtuale (e ahinoi del tutto reale) del sogno utopico di elettori-avatar liberi di concepire il governo mondiale del clic.

Lo sbrodolamento idolatrico della divinità portale non è che l’orizzonte estremo della concezione newagistica della realtà; e sta alle democrazie come le filosofie orientali alla morale. Ci si ritaglia il vestitino etico, strappato alle svendite, al proprio microcosmo internet evitando il contatto con l’uomo e col suo mondo reale di problemi, intrisi di sangue e cacca. Il centro di gravità permanente diventa così il proprio mouse, acquistato al negozietto cinese sotto casa. E si crede di pilotare il mondo, primus inter pares, schiacciando due tasti a vanvera sul computer della scrivania. L’agognata democrazia liquida è davvero diretta; infatti va direttamente in gas.

Alle Quirinarie avrebbero potuto diventare tutti Presidente, il macellaio all’angolo, il fruttivendolo del quartiere, il simpatico postino precario ma alla fine il popolo del web ha “emanato” una rosa dei venti, anzi di dieci. Attenzione però; il “nostro” Romano Prodi, specializzato nella rianimazione di elefanti pubblici stracotti, già ministro di Andreotti, gran visir dell’Iri, “inventato” premier dal duo D’Alema-Andreatta (oggi compianto), trombato poi grazie o a causa di sinistri colpi di Stato, presidente Ue e tra i coniatori dell’euro, potrebbe essere il pontefice dell’alleanza Pd-5 stelle. Il più “politico” tra i dieci digitati, il più ectoplasmatico e fantasmagorico in chiave di terzietà rappresentativa. Anche per via delle sue famose sedute spiritiche durante il processo Moro. Mutuando Primo Levi (quelle sì erano tragedie, altro che i nostri misteri buffi), se questo è il nuovo

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