Marchionne: porta in faccia a Confindustria

Lo strappo dell’ad della Fiat: “Non possiamo permetterci di di operare in Italia in un quadro di incertezze che la allontanano dalle condizioni esistenti in tutto il mondo industrializzato”

“Fiat, che è impegnata nella costruzione di un grande gruppo internazionale con 181 stabilimenti in 30 paesi, non può permettersi di operare in Italia in un quadro di incertezze che la allontanano dalle condizioni esistenti in tutto il mondo industrializzato”. Se c’è un dono che non manca a Sergio Marchionne è quello della chiarezza. Nella sua lettera alla presidente degli Industriali Emma Marcegaglia, l’ad di Fiat spiega in modo cristallino le ragioni di un clamoroso divorzio che pone fine ad un rapporto lungo quanto la storia della principale fabbrica italiana.

“La firma dell’accordo interconfederale del 21 settembre – scrive Marchionne -ha fortemente ridimensionato le aspettative sull’efficacia dell’articolo 8. Si rischia quindi di snaturare l’impianto previsto dalla nuova legge e di limitare fortemente la flessibilità gestionale”. Ancora una volta, dunque, il nodo è quello dei contratti nazionali. Si tratta di un passaggio decisivo, che non interessa solo la Fiat ma tutta l’industria italiana, la sua capacità di reggere la sfida della crisi e di restare competitiva nel mercato globale. E sul versante opposto coinvolge i diritti dei lavoratori, la natura profonda dei rapporti sindacali, il confine tra privilegi negoziabili e diritti che non possono essere buttati sul tavolo delle trattative.

Quasi con fastidio che Marchionne afferma che “per noi la Confindustria politica ha zero interesse”. “Lo confermo ufficialmente e continuo a ripeterlo – ha detto l’ad – , ma c’è gente che cerca di trovare significati politici in quello che facciamo e diciamo. Siamo lontanissimi da tutto questo. Siamo di una semplicità e di una innocenza eccezionale. Lo facciamo in maniera onesta. Fateci fare gli industriali”.

Lo strappo di Marchionne rilancia una grande questione che in Italia non è stata ancora affrontata: non solo la politica ma anche le organizzazioni rappresentative – da Confindustria ai sindacati – sono ancora tali o qualcosa si è rotto? Intanto Marchionne guarda Oltreoceano.

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