Articolo di Marcella Matelli, insegnante
Un dibattito che coinvolge da tempo il mondo della scuola riguarda la discussione sui tempi e sui modi per valutare compiti ed interrogazioni. La sperimentazione in ordine al differimento ha preso avvio in alcuni istituti superiori, anche in Toscana, laddove i Collegi dei docenti hanno accolto le richieste di buona parte degli alunni. Il problema scaturisce da considerazioni di tipo ‘pedagogico’, che tuttavia sembrano riportarci indietro agli anni in cui, non esistendo il registro elettronico, gli studenti riferivano le valutazioni ai genitori con tempistiche del tutto personali. Oggi il registro elettronico consente al genitore di vedere in tempo reale i voti, le eventuali note disciplinari e altre comunicazioni, sempre che sia stato attivato l’ account fornito all’uopo dalla scuola.
Secondo un sondaggio somministrato qualche mese fa su un campione di 2500 studenti , la maggioranza, pare addirittura l’80% , per alleviare l’ansia da prestazione gradirebbero avere una ‘dilazione’ nella visibilità del voto, in termini di 48 o 72 ore ed oltre , per comunicare ai genitori i risultati delle varie verifiche scritte o orali.
Ma cosa c’è di realmente pedagogico se si adottasse questa modalità? La pressione e l’ansia cui fanno riferimento molti alunni sarebbe di minore entità, oppure i tempi più lunghi richiesti suppongono una diffusa fragilità nell’affrontare un insuccesso ed al contempo la
conseguente dinamica relazionale con i genitori? Ci si chiede, altresì, se è corretta tale prassi di differimento o se lede un qualche principio giuridico, come ad esempio il diritto del genitore di partecipare al processo educativo e formativo del figlio, anche avendo a disposizione in modo tempestivo i dati sulla sua valutazione e se, inoltre, la documentazione dei fatti da parte del docente, in qualità di pubblico ufficiale, possa essere aperta a qualsivoglia dilazione.
Ebbene la normativa, nel caso di specie vedi il DPR 122/2009, sembrerebbe non consentire alcun differimento, ancorché richiesto o concordato in qualche patto educativo, ma il dibattito in essere sembra andare in altra direzione, stravolgendo il sistema di valutazione e lasciando gli studenti, soprattutto se minorenni, soli responsabili della ‘differita’ comunicazione alle famiglie , mentre i genitori sarebbero esautorati dal legittimo ruolo
di monitoraggio.
Misurarsi con i propri risultati, affrontare i giudizi, confrontarsi con i genitori dovrebbe essere una prassi insita nel successo o nell’insuccesso formativo e a nulla valgono le motivazioni addotte se non quello di privare i ragazzi della capacità di affrontare le sfide presenti e future, dotandoli di un allenamento che solo il percorso scolastico può e deve garantire. Tutto ciò al fine di sviluppare la personalità del singolo alunno e del cittadino, secondo gli scopi fondamentali dell’educazione civica di cui si fa carico, o dovrebbe farsi carico, la scuola. .