Firenze – Un milione di lavoratori hanno incrociato le braccia ieri, dal nord al sud del Paese passando per il centro, dietro la chiamata allo sciopero generale dell’Usb. Con punte di circa l’80% nei trasporti, lo sciopero, fanno sapere dall’organizzazione sindacale, è decisamente riuscito, nonostante il silenzio “complice”, sottolineano da Roma, delle grandi organizzazioni sindacali.
A Firenze, un presidio che si è svolto in piazza Salvemini ha testimoniato lo sciopero. Insieme, circa un centinaio di persone che si sono alternate al microfono per spiegare le motivazioni dell’iniziativa, ma anche le proposte che da tempo l’organizzazione sindacale di base sta lanciando. Claim della manifestazione, “Abbassate la armi, alzate i salari”.
“Manifestiamo da oltre un anno contro le scelte politiche non di un governo o di un altro governo, ma contro le scelte politiche che dipendono dall’Unione europea e dall’ideologia neo-liberista; ovvero, la scelta di continuare ad avallare un tipo di organizzazione della produzione che fa in modo che la ricchezza prodotta da lavoratori e lavoratrici sia drenata dal profitto privato. Ciò è testimoniato dall’avanzare della privatizzazione di fatto nei settori pubblici essenziali, dallo smantellamento di qualsiasi criterio che tuteli salario e diritti del lavoro”. Lo spiega Dario Furnari, dirigente Usb di Firenze.
Il tema della guerra è centrale. “Vogliamo dire no alla guerra, rifiutando l’adesione dell’Italia alla Nato, che ci sembra non più giustifcata dal contesto storico”.
La piattaforma di Usb è centrata sul tema dei salari. “Il carovita e l’inflazione fanno sì che oggi i salari non siano adeguati a vivre dignitosamente. Primo punto: 300 euro di aumenti in busta paga. E’ la stima che abbiamo fatto, di quanto s’è perso negli ultimi anno nella busta paga. dieci euro l’ora salario minimo, tabellare, sotto cui nessun contratto deve scendere, ma indicizzati all’nflazione reale”. Insomma, il meccanismo della scala mobile.
Infine, le pensioni. “In questo Paese si fa in pensione tardissimo, le morti sul lavoro dipendono anche dall’età avanzata dei lavoratori. Siamo promotori di due leggi di iniziativa popolare: l aprima, ch eintroduce il reato di omicidio sul lavoro, e colpa grave e gravissima, che permetterebbe più tutele , l’altra sul salario minimo. Quindi: 62 anni per l’età pensionabile, mille euro per le pensioni minime. Al di sotto, non si sopravvive. Oggi si parla di sopravvivenza. Oggi, in Italia, la povetà è una colpa. E non può essere così”.
