Leggere un manuale di scaramanzia e tenerlo a portata di mano, no? Sfogliare ogni tanto Ermete Trismegisto e fare gli scongiuri del caso, toccando ferro e altri oggetti molto più organici?
L’attesa messianica da città di provincia di una vittoria già annunciata, quella della Grissin Bon, e pertanto altamente improbabile, i cartelli esibiti ad ogni angolo di strada anche dai vip (laddove si possano definire tali quelli di casa nostra), la faccettacattivamania che ha fatto sì che tanti, tutti, anche i più impensabili, financo a gruppi si autoimmortalassero con l’espressione furente del giocatore Della Valle, da ultimo i maxischermo che hanno costellato fino a ieri l’estate reggiana, con un crescendo numerico di pubblico, ebbene tutti questi elementi a nostro avviso hanno portato una scalogna imbattibile.
Hanno convogliato sulle giocate della Grissin Bon una tale carica di avversità che alla fine si è dovuti capitolare di fronte non tanto ad avversari più forti bensì ad una congiuntura di iella esoterica. Contro la quale nemmeno un gigantesco corno rosso parafulmini e anti-iatture avrebbe potuto nulla. Un’opportunità siffatta non accadrà mai più; c’è la consapevolezza che sia passato un treno ad altissima velocità, storicamente impossibile da ricogliere al volo.
Le piazze, accaldate e accalorate, si sono svuotate. Restano i simulacri dei grandi monitor davanti ai quali abbiamo trepidato per sette interminabili notti e gli echi delle urla di (troppo) presunta vittoria. Oltre alle frasi di circostanza e ai “grazielostesso”. Grazie al cavolo; si ricordano solo i primi. I secondi chi erano costoro?