Firenze – Daniele Rustioni, insieme all’Orchestra della Toscana, di cui è direttore principale, ha inaugurato ieri sera al teatro Verdi di Firenze una mini tournée che comprende due date toscane ( sabato 11 Cortona, Teatro Signorelli, lunedì 13 aprile Poggibonsi, Teatro Politeama) e che si concluderà il 14 al Teatro Ponchielli di Cremona. Da un anno alla guida dell’Orchestra, Daniele Rustioni ha saputo conquistarsi un ampio consenso di pubblico che ha i suoi punti di forza non solo nella indubbia affidabilità tecnica della sua direzione ma anche in una naturale empatia con il pubblico che lo ammira e non esita a presenziare ogni sua esibizione anche quando, come ieri sera, ci si trova in concomitanza con un concerto di Zubin Mehta all’Opera di Firenze.
Di sicuro al giovane Maestro, di natali e formazione milanese, non mancano i numeri per intraprendere una solida carriera, così come già sta facendo, calibrata in egual misura sul repertorio sinfonico e operistico. Come per tradizione avviene negli appuntamenti dell’Ort , quando negli anni 80 si chiamavano “cartoline” il prologo del concerto è stato affidato alla ripresa di un brano del Novecento (lper l’esattezza del 1962) composto da Federico Ghedini e fuori dal consueto repertorio, tanto da essere introvabile anche su you tube e quindi ben venga la registrazione che ne ha fatto Radio Toscana Classica che lo trasmetterà in differita entro la fine del mese. La riproposizione di quest’opera di Ghedini di chiara ispirazione religiosa, Appunti per un Credo, poi confluita in un brano di più ampie proporzioni, ha un indubbio interesse storico e permette di valutare il lavoro di un compositore isolato artisticamente (ma per diversi anni direttore del Conservatorio di Milano) che nella propria produzione riverbera quel clima musicale italiano che, fino alla prima metà del secolo scorso, vedeva in Pizzetti e Casella i suoi maggiori esponenti.
Così da un inizio ispirato al canto gregoriano si passa al rinascimento veneziano ( Gabrieli) che sfocia in un concertino per legni e infine riprende , dopo un breve episodio fugato, la parte iniziale ma diminuita, sempre secondo i consueti canoni della musica italiana rinascimentale. Rustioni ha solidamente incardinato l’esecuzione su nette sezioni secondo un criterio dinamico di pieni e vuoti: terrazze sonore contrastanti che ben rendevano il senso di “ritorno all’antico” che la partitura vuol creare. Un’esecuzione dai forti contrasti e dalle linee ben marcate che ha caratterizzato anche la lettura della Sinfonia n. 2 di Schumann.
A questa, che molti catalogano come la più beethoveniana delle sue sinfonie, il direttore ha conferito una chiave di lettura esuberante ed impetuosa, esaltandone gli eccessi passionali anche con una gestualità ed una mimica facciale che ne mettevano in luce nervature non esattamente di ordine classico. In particolare nello Scherzo ( che Schumann colloca come secondo movimento ), preso a tempo sostenutissimo e che è stato un vero banco di prova da parte dell’Orchestra, pronta ad eseguire con destrezza le insidie di cotali virtuosismi . Incastonato tra i due brani sinfonici è poi stato eseguito il Concerto n. 1 per corno ed Orchestra di Richard Strauss nel quale Andrea Albori, primo corno della compagine orchestrale, ha esibito il suo misurato e competente talento.
Foto: Andrea Albori