RSA Le Civette, soffia un vento che sa di dismissione

Fallito il tentativo del 2011, arrivano gli svuotamenti “pezzo per pezzo”

Firenze – L’importanza per tutta la comunità della RSA Le Civette, nel Parco di San Salvi, si spiega in due parole: è una delle poche strutture per persone anziane non autosufficienti rimaste pubbliche nel sistema fiorentino.

Il meccanismo che la fa funzionare è quello in uso e ben noto: l’immobile è di proprietà dell’Azienda USL Toscana Centro, la gestione è affidata in appalto, in scadenza il 31 gennaio 2027. Fin qui, siamo nell’ordinario. Ma la pecca c’è eccome, come mette in evidenza il consigliere comunale di SPC, Dmitrij Palagi: “A pochi mesi dalla scadenza, non risulta bandita né programmata alcuna nuova gara. All’incontro chiesto dal neonato Comitato dei Parenti, l’Azienda ha risposto che altre gare “hanno priorità” e che le decisioni sul futuro della struttura saranno comunicate solo una volta prese. Tradotto: le famiglie e chi ci lavora aspettano, senza sapere”.

Si tratta solo di avere un po’ di pazienza, direbbe qualcuno. Ma intanto, la struttura è già stata svuotata pezzo per pezzo, come spiega Palagi: al novembre 2023 la capienza della residenza è passata da 40 a 20 posti, con un’intera ala chiusa. Il Centro Diurno Alzheimer, quindici posti, è stato cessato con una pratica amministrativa e trasferito a Montedomini, senza un vero passaggio pubblico. Inoltre, “i lavori di messa a norma promessi e iscritti a bilancio nel 2024 non si sono visti: a maggio 2026 dal soffitto del piano terra sono caduti intonaco e cartongesso, proprio dove opera il personale sanitario”.

In realtà, un’interrogazione urgente, del 31 marzo, arrivata il 15 maggio, c’è già stata da parte di Spc. La risposta, “Nella sostanza – dice Palagi – uno scaricabarile: “è competenza dell’Azienda sanitaria”. Sui punti più gravi (la sicurezza degli spazi evacuati nel 2023 e oggi di nuovo usati, i lavori mai realizzati, i tempi della gara) nessuna risposta nel merito”.

Il tentativo, storico, di dismissione delle Civette, venne attuato nel 2011. L’allora ASL , parlò, a giustificazione della stessa, di “riorganizzazione degli spazi”. A quel tempo fu la mobilitazione di lavoratrici, lavoratori e famigli a fare argine. “Oggi la stessa logica torna in forma più silenziosa, per determine e pratiche amministrative, mai per una scelta discussa apertamente – denuncia Palagi – ma il risultato a cui si rischia di arrivare è lo stesso: una struttura pubblica che si spegne, con l’ipotesi (a quel punto) di una gestione ridotta, di proroghe, di affidamenti-ponte decisi fuori da ogni confronto con i sindacati”.

Una vicenda in cui anche il Comune ha un ruolo ben preciso, “non può nascondersi dietro la competenza dell’Azienda”. Fra le competenze comunali, quelle di autorizzare e vigilare sulla struttura, fissare la quota sociale. Inoltre ha la veste di “socia della Società della Salute, “può e deve esercitare un indirizzo politico”.

Perciò, conclude il consigliere comunale, ” depositiamo un’interrogazione urgente e presentiamo due istanze di accesso civico (all’Azienda USL e al Comune) per avere i documenti che finora non ci sono stati dati: il contratto di gestione e la sua scadenza, i lavori realizzati con i fondi del 2024, la pratica con cui è stato chiuso il Centro Diurno, l’autorizzazione e la capienza reale della struttura, i tempi della nuova gara. Chiediamo che, prima di qualsiasi decisione, si apra un tavolo con i sindacati, il Comitato dei Parenti e la cooperativa che gestisce il servizio, e che la RSA torni a 40 posti con il Centro Diurno riaperto nel Quartiere 2″.

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