Valentina Barbieri
Non è più tempo di retorica. Più piazza meno affari. Così gli Indignados reggiani reagiscono all’autunno della nostra politica. Lo hanno fatto a casa loro, in Piazza della Vittoria sabato 12 novembre. S’accampano in cerchio, tutti uniti. Alle loro spalle vestiti e libri usati a ricordare crisi e consumismo.
Il disagio del Paese è evidente: tutti ne parlano, pochi propongono alternative concrete. Il Coordinamento Indignati tenta invece di far chiarezza, di discutere e di trovare soluzioni. Sul territorio. “Non è bastato scendere in piazza a Roma il 15 ottobre, noi dobbiamo lavorare ogni giorno a casa nostra per sperare nel cambiamento” ricorda Fabio Dolci.
Attivi gruppi di lavoro affrontano il tema crisi, costi della politica, ecoscambio. Le voci sono tante, le menti altrettante. C’è fermento di idee, propositive e costruttive. Certo volontà di consapevolezza. Padri e figli, studenti e disoccupati sono uniti nel tentativo di districarsi da truffe e caste.
“Il movimento degli Indignati è il prodotto del manifestarsi di una ormai intollerabile differenza nei redditi e dell’impossibilità per i giovani di costruire un proprio progetto di vita” .
La rabbia per un futuro negato è ben spalmata sui volti degli Indignati in piazza. Eduardo, indignato spagnolo, prende il megafono e ricorda le tappe fondamentali della rivolta spagnola e mondiale. 15 marzo, 14 giugno, 15 ottobre. Puerta del Sol, Plaza Catalunya, United for Global Change. ” Gli indignati credono in un movimento apartitico, assemblearista e orizzontale“, ribadisce, aggiungendo che “In Spagna il movimento indignato sta acquistando una dignità politica e molti slogan della rivolta sono entrati già nel gergo dei parlamentari spagnoli” .
“Noi ci rappresentiamo perchè siamo irrappresentabili” risponde la piazza reggiana. Così in cerchio, al freddo, anche l’abusata democrazia sembra ritrovare un senso.