Rischio depressione e uso psicofarmaci, i compagni della precarietà

Firenze – Quanti sono i precari in Toscana? L’ultimo dato dell’Ires, l’istituto di analisi legato alla Cgil, risale al quarto trimestre del 2014, e ci presenta questo quadro: rispetto allo stesso periodo del 2013, scendono ancora i contratti a tempo indeterminato nel raffronto sullo stesso periodo di riferimento che oggi rappresentano l’11,2% contro l’11,8% del giugno 2013. Rimane inalterato intorno al 35% del totale la quantità di contratti a progetto, a chiamata, in partecipazione. Le forme più precarie insomma, non si riducono: il dato della durata media dei contratti a termine è per il 61% del totale inferiore ai 3 mesi massimi, il 16% ha durata da 4 a 30 giorni, il 9% da 2 a 3 giorni, il 16% ha durata fino ad 1 giorno. Un dato assolutamente identico all’intero anno 2013. A livello nazionale, il dato che presenta l’Abt (Associazione Bruno Trentin), rivela che nel nostro Paese, nel terzo trimestre 2014, l’area cosiddetta di “disagio” (vale a dire i “precari” ovvero lavoratori temporanei involontari o con part time involontario) è di 4milioni e 455mila unità.

E su questi lavoratori, come segnala uno studio condotto da Giorgio Vittadini, dell’Università di Milano Bicocca, e Francesco Moscone ed Elisa Tosetti, presso la Brunel University di Londra, su circa 2,7 milioni di occupati l’anno tra il 2007 e il 2011, residenti in Lombardia, incombe anche un altro tipo di rischio: vale a dire il precariato aumenta l’incidenza di depressione e uso di psicofarmaci. Lo studio, i cui risultati sono stati ieri anticipati dall’Ansa, fa emergere una relazione di causa-effetto tra precarietà e aumento di prescrizioni di psicofarmaci, oltre a un aumento correlato dei casi di depressione.

I risultati indicano che avere un contratto temporaneo, ma anche frequenti cambiamenti di contratto nell’arco dell’anno, aumenta la probabilità di assumere psicofarmaci (antidepressivi, ansiolitici, stabilizzatori dell’umore etc) e accresce il rischio di ammalarsi di depressione.

“Un precario – spiega Moscone – ha una probabilità dello 0,6% maggiore di ricevere una ricetta per psicofarmaci; sembra un numero basso, ma l’entità dell’impatto della precarietà sulla salute mentale è notevole. Se le persone con contratto temporaneo aumentano di circa l’8-10%, allora il numero di depressi cresce dell’1% tra i giovani (18-34 anni), del 2,3% tra i 35-49enni, dello 0,8% tra 50enni e over-50”.

 

 

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