Prato – In Europa si guarda, in uno scenario politico ed economico sempre più in movimento, a un nuovo e importante appuntamento elettorale, ovvero il referendum “Eu: In o Aut”, che vedrà gli inglesi andare alle urne il 23 giugno prossimo per decidere se rimanere o non rimanere in Europa. Il cosiddetto Brexit. Pochi giorni fa, in occasione dell’inaugurazione del tunnel del Gottardo “che unisce l’Europa”, un capo di Stato, il Presidente francese, François Hollande, avrebbe ricordato al Primo Ministro inglese, David Cameron, a proposito dell’uscita della Gran Bretagna dall’Europa, che diversi anni prima il Tunnel della Manica aveva collegato quel paese al continente, unendo le due sponde.
A fronte di vantaggi economici notevoli di cui gode il paese anglosassone, che pur facendo parte dell’Unione, ha conservato la propria moneta, mantiene la sua banca centrale, non ha sottoscritto il “Fiscal Compact”, (ovvero il vincolo di bilancio, che invece è richiesto agli altri 28 paesi membri, insieme alla non vigilanza bancaria della BCE sui propri istituti bancari), non ha aderito al Trattato di Schengen, appare incomprensibile che una parte del partito conservatore, di “tatcheriana”
In un dibattito televisivo di qualche giorno fa, il ministro della giustizia Michael Gove ha affermato che i posti di lavoro inglesi saranno tutelati meglio se la Gran Bretagna uscirà dall’Unione (è paradossale che una simile affermazione venga da un leader conservatore che viene dal partito della Thatcher e di Churchill) e poi perché non vuole essere influenzato dalle scelte politiche della Merckel che fa gli interessi (legittimi) delle aziende produttive e manifatturiere tedesche e non di quelle inglesi.
Nel caso in cui la Gran Bretagna uscisse dall’Unione, potrebbero alimentarsi negli altri Stati Europei, quelle spinte populistiche già molto forti a causa di una serie di insofferenze di questi Paesi anche per le nuove emergenze migranti. A chi vede, poi, nella borsa inglese che chiude in questi giorni in rialzo e in controtendenza rispetto alle piazze europee, già un chiaro atteggiamento di autonomia politico economico rispetto all’Europa, gli analisti rispondono che in realtà, l’economia britannica per una serie di fattori ha investimenti diversi e molto simili a quelli del mercato borsisitico americano e dunque questo non sarebbe indicativo di un segnale di fuga dall’Europa.
Piuttosto il referendum britannico pone un problema politico. E’ l’ennesima conferma che manca in Europa una politica comune europea, con la conseguenza che vengono meno quei principi ispiratori che hanno contribuito alla nascita della Comunità Europea. Non sono pochi, infatti, gli osservatori che ritengono che è giunto il momento di imprimere una maggiore legittimazione democratica alle istituzioni europee, ma soprattutto di ricreare un clima di fiducia e di collaborazione comune tra gli Stati membri, perché non resti dell’Europa,soltanto un’idea incompiuta di unione.
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