Riqualificazione struttura marginalità, fuori tutti, gli uffici: “Sono seguiti”

Firenze – Fuori dalla struttura per la marginalità di via Pier Capponi, ma le rassicurazioni di sistemazione di coloro che vi risiedevano ad ora non sembrano essere definitive. Perlomeno, non per tutti. Riavvolgendo il nastro, la vicenda ebbe un prodromo sulla stampa cittadina, quando venne annunciato, da parte dell’amministrazione comunale, che, all’interno di un fondo di due milioni di euro, per la maggior parte provenienti dal Pnrr e dedicato al sociale,  si sarebbe riqualificata una struttura sita in via Pier Capponi n. 16, già dedicata alle marginalità ma in una situazione complicata sia per condizioni strutturali sia per le vicende interne (qualcuno aveva occupato delle stanze), trasformandola in una struttura con 14 monolocali da affidare tendenzialmente ai senza fissa dimora, all’interno della logica “housing first”, ovvero, tradotta con qualche licenza, “prima la casa”. Per la riqualificazione dell’immobile di via Capponi, si trattava di un investimento di 800 mila euro, di cui 700 da Pnrr, le restanti 100mila provenienti dalle casse comunali.  L’annuncio era stato dato a giugno, con  l’avvertenza che i lavori sarebbero potuti cominciare già ad anno nuovo, dal momento che, come è noto, i fondi provenienti da Pnrr devono essere impiegati in tempi ristretti.

Tuttavia, un problema, di cui si era occupato con un’interrogazione il gruppo di Sinistra Progetto Comune, era che nel luogo già risiedevano delle persone, alcune con titolo, altre no. Fra le domande che venivano poste all’amministrazione dal gruppo dell’opposizione, quella di avere un numero preciso sia di coloro che risiedevano nella struttura con titolo che senza, e anche quali fossero le eventuali sistemazioni previste per ambo i gruppi. L’interrogazione ad ora, dicono da Spc, non ha avuto risposta.

Ma la vicenda è comunque andata avanti, tant’è vero che, come spiega Maria, nome di fantasia per una delle inquiline dello stabile, fin da luglio erano andati sul posto sia funzionari comunali sia le assistenti sociali che seguivano i vari casi. Da parte dei funzionari, all’annuncio che presto gli inqilini avrebbero dovuto andarsene, seguiva la rassicurazione che comunque non sarebbero finiti in strada ma sarebbero stati tutti sistemati.  Alcune assistenti sociali si spingevano anche a trovare sistemazione in anticipo ai propri utenti. A qualcuno invece veniva semplicemente detto, come dice Maria, “di cominciare a pensare a una sistemazione diversa”. Alla domanda se fosse già stata fissata una data per l’uscita e quali le soluzioni per evetuali sistemazioni, non veniva data risposta precisa.

Le cose come spesso accade, precipitano tutte insieme. La mattina del 2 agosto scorso, mentre Maria è in vacanza con una famiglia che conosce da tempo, riceve la telefonata di un condomino: “Corri, stanno per metterci fuori”. Partenza immediata in auto, arrivo a mezzogiorno. Li trova tutti in strada, con i vigili che stanno per murare l’ingresso principale, riesce a entrare per riprendersi il gatto e poco più. Per l’immediato, ricovero da un’amica, che però può tenerla per non più di qualche settimana. Poi, le proposte dell’amministrazione: dalla struttura di via Slataper, alle suore dell’accoglienza di via del Sarto, fino all’ultima, la struttura di San Paolino, in camera con una signora e sua figlia. Fra le altre cose, Maria ha anche fatto un esposto denuncia per le modalità dell’uscita. Infine, il suo commento: “Non credo che una sistemazione in una struttura, insieme ad altre persone, possa ritenersi definitva. Per ora non ho scelta. l’unica cosa che spero, è che si tratti solo di un periodo”. Anche perché, sottolinea, “son stata in via Capponi per 12 anni, e messa lì dal Comune”. Maria, inoltre, ha fatto anche la domanda per la casa popolare, ma, causa un’irregolarità nelle dichiarazioni,  è stata respinta. A giorni si apriranno i ricorsi, che potrebbero sanare la richiesta.  Intanto, restano inevase alcune domande, fra cui quella principale: quante persone si trovano nella situazione di Maria? “Nessuna persona si trova abbandonata – sottolineano intanto dagli uffici – sono stati seguiti tutti”.

Il vero problema, almeno per la signora Maria e per altre  persone che sono state sistemate all’albergo popolare o in altre strutture del circuito della marginalità, è che nell’immobile di via Pier Capponi, nonostante la situazione di degrado che necessita di interventi di recupero, avevano trovato una sistemazione che in qualche modo assicurava loro una situazione abitativa autonoma, ovvero quella sicurezza esistenziale  di chi ha un luogo che sente proprio, in cui vivere la propria intimità quotidiana, qualcosa che ne attenui in qualche modo la “marginalità”.

“Di fatto – spiega Giuseppe Cazzato, Cobas comunali – le soluzioni proposte  li riportano in spazi condivisi e promiscui, dove è questa intimità di “casa” a non essere più  esperita e che paradossalmente diventa ostacolo al superamento della marginalità. Il che significa non solo un  peggioramento della loro quotidianità ma anche un ritorno a quella condizione di marginalità da cui avevano, per anni, sperimentato l’uscita”.

La marginalità in questione, tra l’altro, è dovuta principalmente a difficoltà riconducibili  alla questione abitativa. Può essere comprensibile che la necessità di operare in fretta per non perdere l’opportunità di poter utilizzare i  fondi PNRR abbia condizionato la possibilità di offrire immediatamente soluzioni abitative stabili e dignitose, ma garantire in tempi brevi una risposta in questo senso dovrebbe essere un forte impegno per l’Amministrazione Comunale. “In caso contrario –  conclude Cazzato – si sarebbe persa un’ottima occasione per mettere in sicurezza persone parcheggiate anche da oltre dieci anni, con una risposta finalmente risolutiva”.

 

 

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