La storia della coppia di settantenni che questa mattina avrebbe avuto l'esecuzione con forza pubblica è di quelle che purtroppo ormai sono diventate ordinarie e tipiche dei tempi. Tutto inizia dalla piccola bottega artigiana della coppia, una delle classiche botteghe fiorentine che nei secoli hanno fatto il lustro e il vanto della città. Una bottega che, per gli alti costi dei materiali e come è in uso nelle piccole imprese individuali senza capitale iniziale, lavorava attraverso scoperti di conto corrente per acquistare le materie prime, restituendo poi il dovuto dopo la vendita del prodotto lavorato e finito con i dovuti interessi (non proprio spiccioli).
“Alla fine degli anni ’80 – come si legge nella nota del Movimento di Lotta per la Casa – iniziano un po’ di difficoltà nella restituzione degli interessi sugli scoperti e l’artigiano, consigliato dalle banche di cui era cliente solvente da anni, contrae un mutuo per estinguere il mutuo residuo sulla casa e coprire parte degli scoperti di conto. Sempre consigliato dai funzionari bancari, che dovrebbero svolgere il ruolo di consulenti economici, contrae un “vantaggiosissimo” mutuo in ECU (European Currency Unit), la moneta virtuale comune della Comunità Europea. Il suddetto mutuo prevedeva come garanzie casa e bottega (cioè tutto), un tasso d’interesse che oscillava tra il 18 e il 24%, soggetto alla pratica dell’anatocismo. Per chi non fosse familiare col termine l’anatocismo, o tasso d’interesse composto, prevede la ricapitalizzazione degli interessi ogni 3 mesi anche su rate regolarmente pagate, che vanno così a far parte del capitale iniziale per generare essi stessi interessi. In parole povere interessi sugli interessi. Tra il 1988 e il 1992, nonostante il catastrofico tasso d’interesse, le rate vengono regolarmente pagate”.
Ma ci si mette l'ormai tristemente famoso attacco speculativo sui mercati finanziari che costringe, nel 1992, Italia e Gran Bretagna ad abbandonare il Sistema Monetario Europeo di cambi fissi. La lira viene pesantemente svalutata; il debito denominato in ECU semplicemente lievita. E la nostra famiglia? “Dopo altri 4 anni di sforzi e dopo aver restituito più soldi di quanti ne avesse presi in prestito, nel 1996 l’artigiano si vede arrivare i decreti ingiuntivi. Naturalmente alla vicenda non è applicabile retroattivamente la Legge anti-usura (108/96) approvata quello stesso anno, e l’indagine della magistratura per usura bancaria si conclude con un nulla di fatto. Nel 2000 ha inizio il procedimento esecutivo e vengono messe all’asta le proprietà dell’artigiano e della sua famiglia. Per fortuna la bottega non suscita molto interesse e nessuno se la compra, ma la casa attira l’attenzione e viene venduta e per meno della metà del suo valore di mercato, alla società SIRAH s.r.l.. che fa riferimento al consigliere comunale Mario Razzanelli. Per possibili irregolarità nell’asta, incerte interpretazioni giurisprudenziali e svariate battaglie legali il decreto di trasferimento della proprietà della casa non arriva fino al 2012”.
La vicenda stamattina ha visto solo la dilazione, non la conclusione: infatti, lo sfratto è stato rimandato a giugno. Per quel tempo, si calcola che i coniugi Josefi troveranno un tetto nelle assegnazioni delle case popolari. Il presidio ha poi formato un corteo che si è diretto verso la Prefettura