La rimozione della Costa Concordia dall’isola del Giglio continua a far discutere. Non ci sono ancora certezze né sulle tempistiche di rimozione, né sul porto di destinazione della nave naufragata il 13 gennaio 2012. Dopo l’incontro con la popolazione gigliese di lunedì 14 aprile, il capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli, è tornato a sostenere che rimuovere il relitto a giugno potrebbe essere rischioso. “Dire entro giugno, oggi, è azzardato”, ha spiegato Gabrielli. Se la nave non se ne andrà entro l’autunno, il progetto di rimozione si sarà dimostrato un fallimento, ma accelerare i tempi è sconsigliato, ha proseguito il commissario per l’emergenza del Giglio. Dello stesso avviso anche il responsabile dei lavori di rimozione per Costa Crociere, Franco Porcellacchia: “La tempistica è molto difficile”, ha spiegato, ma non è escluso che si possa andare a settembre anziché a giugno.
Ma se i tempi di rimozione restano incerti, al Giglio i lavori proseguono. Per la rimessa in galleggiamento della nave verranno aggangiate quattro catene che ancora non sono state installate (al momento le catene di tiraggio sono 56) e si cercherà di rialzare la nave di circa 12 metri rispetto al livello attuale. Nelle prossime settimane, ed in ogni caso entro la fine di aprile, si prevede possano essere posizionati i primi 4 dei 19 cassoni per la rimessa in galleggiamento (15 sul lato di dritta e 4 sul lato mare). Si ritiene che, per ultimare il progetto di rigalleggiamento siano però necessari 30 cassoni, la cui installazione si dovrebbe rivelare particolarmente complessa sia perché si tratta di elementi di dimensioni mastodontiche, sia perché la buona riuscita di tutta l’operazione potrebbe dipendere dalle condizioni meteomarine gigliesi. Per agevolare l’installazione dei cassoni, potrebbero essere rimosse le strutture utilizzate per la messa in sicurezza invernale (winterizzazione) sul lato di dritta. Dopo la posa dei cassoni, il rigalleggiamento (refloating) dovrebbe impegnare gli addetti del consorzio costituito da Titan Salvage e Micoperi per circa una settimana. In ogni caso, “ciò che importa è che le attività di rigalleggiamento non abbiano ripercussioni ingestibili sulla vita economica, turistica e sociale dell’isola”, ha spiegato Gabrielli.
Dopo la delicata fase di rimessa in galleggiamento della Concordia inizierà, poi, quella ancor più delicata della rimozione. Secondo Porcellacchia per consentire alla nave di traghettare in condizioni di sicurezza verso il porto deputato allo smantellamento, sarà necessario interdire la navigazione a Giglio Porto. Quale, poi, sia il porto nel quale verrà portata la Concordia, ancora nulla è certo. Secondo Gabrielli, “siamo al rush finale”. Genova guadagna punti su Piombino e Civitavecchia, ma non è ancora escluso che il relitto possa essere portato all’estero. In particolare, è spuntata una “pista turca”. Per 40.000.000 di dollari la Turchia offrirebbe di smantellare la Concordia, mentre in Italia la soluzione “meno a buon mercato” sarebbe quella di Civitavecchia, con 200.000.000 di euro. Esclusa Palermo, resasi non disponibile, e Civitavecchia per una richiesta economica spropositata, restano in Italia i due porti di Piombino e Genova. “Il problema di Piombino – ha spiegato Gabrielli – è che non ha il bacino”. Non è escluso, dunque, che Genova possa doversi scontrare in una battaglia contro la Turchia per accaparrarsi lo smaltimento della Concordia.