Rimozione Concordia: lavori fermi al Giglio

"Si è generata una situazione molto grave e assai preoccupante. Costa Crociere chiarisca immediatamente le modalità di rimozione e il porto di destinazione e si riprenda la corsa dei lavori per raggiungere quel traguardo che attendiamo da tre anni": così Sergio Ortelli, sindaco dell'isola del Giglio, ha commentato il blocco dei lavori sul relitto della Concordia. Lo stop alle operazioni sulla nave naufragata di fronte a Giglio Porto il 13 gennaio 2012 è arrivato il 30 aprile e subito dopo la divulgazione della notizia da parte della stampa l'Osservatorio sui lavori di rimozione della Concordia ha precisato che il blocco delle operazioni è stato deciso da Costa Crociere e non dall'Osservatorio stesso. "E' stata Costa, con una lettera, a ritirare la richiesta di autorizzazione al montaggio [dei cassoni di rigalleggiamento] in attesa di poter fornire una documentazione completa sull'operazione", ha dichiarato Maria Sargentini, presidente dell'Osservatorio.

In sostanza il blocco dei lavori è stato deciso in quanto l'Osservatorio ha chiesto alla società armatrice genovese dei chiarimenti sulle modalità di smaltimento delle acque interne della Concordia. Dopo l'installazione del primo dei 19 cassoni che dovranno essere posati sul lato di dritta del relitto (quello che era rimasto fuori dall'acqua dopo il naufragio), andrà chiarito come la nave verrà svuotata dalle acque ancora presenti al suo interno. Se il relitto della Concordia dovesse essere rimosso utilizzando la meganave olandese Vanguard, che la ingloberebbe per trasferirla in un porto in cui dovrebbe essere smantellata, le acqua interne dovrebbero essere necessariamente sversate in mare, con ripercussioni indelebili sull'ambiente marino gigliese. Insomma, l'Osservatorio ha chiesto come sarebbe possibile evitare l'inquinamento del mare del Giglio, e Costa Crociere ha deciso di approfondire la questione bloccando i lavori di rimozione.

La soluzione Vanguard, con l'utilizzo dei cassoni di rigalleggiamento, potrebbe essere aggirata scegliendo un "porto intermedio". Appurato che la Concordia dovrebbe essere trasferita in un porto estero, per evitare sversamenti nel mare gigliese si potrebbe decidere di utilizzare un porto italiano per lo svuotamento dei liquidi ancora presenti nella nave. Il rappresentante del consorzio incaricato dei lavori di rimozione, Sergio Girotto di Titan Salvage-Micoperi, ha spiegato che la sospensione dei lavori di montaggio dei cassoni durerà pochi giorni e che, a seguito dell'approfondimento richiesto dall'Osservatorio, verrà riprogrammato il cronoprogramma di installazione dei 18 cassoni mancanti sul lato di dritta. In ogni caso, come paventato nelle scorse settimane, le tempistiche di rimozione della Concordia si allungheranno.

Da qui le preoccupazioni gigliesi, espresse per bocca del sindaco Ortelli. E da qui l'intervento di Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, che è tornato a sostenere che la Concordia debba essere smantellata in un porto italiano: "La soluzione migliore per evitare ritardi nella fase finale del recupero è che la Presidenza del Consiglio assuma la responsabilità della scelta finale del porto di destinazione per il disarmo della nave, convocando da subito un tavolo in cui siano presenti, oltre al commissario, al Ministero dell'Ambiente e alla Regione Toscana, gli altri Ministeri coinvolti".

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