Renzi: produzione a +4,4%, Italia ripartita grazie al Pd

Prato – Matteo Renzi ha incontrato i militanti del Pd a Prato, nel giardino di Palazzo Banci Buonamici, presente il sindaco Matteo Biffoni, il segretario del Partito democratico pratese Gabriele Bosi, il sottosegretario Antonello Giacomelli con i rappresentanti della politica locale, per parlare del suo libro “Avanti, perché l’Italia non si ferma“.

Un testo che gli offre lo spunto per rivendicare i dati positivi del governo sull’economia, rammentare il “patto del nazareno”, attaccare i populisti, parlare di rapporti e di storie personali. “La produzione industriale fa + 4.4%, non c’è più un gufo a pagarlo oro in Italia, il che significa che noi abbiamo preso il Paese che stava in crisi e lo abbiamo portato fuori dalla crisi”, così Renzi che ha rivendicato i meriti del partito democratico: “Siamo una squadra affiatata e credibile e a differenza degli altri possiamo vantare risultati concreti e importanti per il nostro Paese, dall’economia ai diritti”.

Con il governo Berlusconi lo spread aveva toccato livelli record,  con il Pd,invece, “l’Italia ha riportato la crescita del PIL + 1,5% ed era -2%”. Ora con  la crescita forte della produzione industriale, ha aggiunto “il nostro Paese meglio della Germania, della Francia, del Giappone, degli Stati Uniti. Se ci fossero stati al governo Salvini e Grillo, invece,ci avrebbero portati fuori dall’Euro”.
Renzi ha rivendicato quelle misure che hanno favorito la crescita, così come riconosciute dalla Banca Centrale Europea, dagli 80 euro al Jobs Act,che hanno fatto ripartire i consumi, “una cosa di sinistra e giusta”, anche se c’è ancora da fare, ma “questi devono essere i temi di confronto in campagna elettorale, per capire le vere differenze con gli avversari”.
Sui migranti ha ricordato il principio di integrazione, il rispetto delle regole: Prato è città esempio di inclusione sociale. Ha parlato poi  delle bellezze architettoniche e paesaggistiche del nostro Paese, dal Museo Pecci, alla messa a nuovo degli scavi di Pompei, al Museo Archeologico di Reggio Calabria, custode dei Bronzi di Riace, realtà famose in tutto il mondo che promuovono la nostra cultura e identità.
Tuttavia, “in Italia abbiamo un numero di chilometri di metropolitane inferiori a quelle di Madrid” e  ora “è il momento di sbloccare questo Paese per promuovere meglio i nostri territori”, ha affermato.

Sul patto del Nazareno ha detto: “Noi non abbiamo mai avuto un voto di fiducia da Berlusconi che ha votato il governo Monti e il governo Letta. Lui mi ha definito un dittatore, un bulimico di potere e quando gli ho telefonato per sapere sue notizie, dopo un ricovero, mi ha detto che mi attaccavano tutti”.

A chi gli ha chiesto del Referendum, il segretario ha risposto: “Quel referendum non serviva a me, ma al Paese. Hanno vinto i no, ma quando vedo che siamo fermi sulla legge elettorale, e mi chiedo dove sono finiti adesso quelli che sostenevano che in sei mesi la si poteva cambiare e che si stenta ad eleggere un presidente del consiglio, mi dispiace aver perso quel referendum”.

Infine ha ricordato le manovre di riduzione delle tasse: l’IMU, l’IRAP, le operazioni sulle pensioni, l’impegno ulteriore affinché in Europa si ottenga per il nostro Paese, una maggiore flessibilità con l’obiettivo di abbassare le tasse e ha conluso conclude con un invito all’elettorato di sinistra a riflettere sui prossimi appuntamenti di voto perché “uniti si vince, divisi si fanno vincere le destre”.
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