Renzi, il premier sindaco che affascina l’Italia

Sindaco d'Italia. Matteo Renzi ha giocato un ruolo, da sindaco di Firenze, fondamentale per l'intera politica italiana. Primo cittadino, primo anche nel fare le cose, a costo di scatenare rivolte temute spesso da chi lo circonda, non da lui, che ha l'obiettivo comunque di raggiungere la gente, nel bene e nel male. Anche con scelte clamorose: la pedonalizzazione, ad esempio, che sollevò un putiferio ma anche plausi, alcuni tardivi, molti immediati. Che ebbe il merito di dare sostanza a parole che risultavano un po' fumose, come il continuo richiamo alla bellezza come categoria del pensiero e dell'anima. Un richiamo che per Firenze è particolare e stringente, che un sindaco di Firenze può azzardare a ragion veduta, che gli permette di far pesare con tutta la sua prepotente storia la pedina di primo cittadino in svariati tavoli, anche con chi tenta il bluff dicendo che Matteo è sindaco “di una piccola città”, “di una città di provincia”. Alla prima, targata Marchionne, i fiorentini si offesero. Alla seconda stanca replica di Berlusconi, fecero spallucce: poveraccio, che vuoi che dica, il nostro sindaco intanto fa il presidente del Consiglio.

Perché Renzi, da bravo scout, con quel misto di cordialità e presunzione tipico di certo mondo  curiale, è riuscito nell'intento più arduo: fare il sindaco a Firenze significa essere sempre sotto tiro. La polemica è la vera pelle della città. Da bravo scout, perché non ha mai tradito le sue provenienze chiesastiche, di certo cattolicesimo “del fare” che non si abbandona a misticismi. Si capì subito chi era quando, da perfetto sconosciuto, trovò il modo di passare in Provincia: e lo trovò da primo della classe, dal momento che a sorpresa su di lui il Pd trovò l'intesa e Renzi divenne presidente della Provincia di Firenze. Era il 2004, Matteo il Giovane (è nato nel 1975) aveva messo la prima pietra  pesante nell'agone fiorentino. E vi portava quella caratteristica molto “scout” che aveva sperimentato con grande talento naturale, nell'Agesci (anche lì, carriera folgorante): slogan, speranze, cambiamento, misto di tecnologia e grandi ideali, principi forti elargiti con la battuta e il sorriso. Tanto forte, il suo ascendente costruito a suon di battute e proclami, slogan e parole d'ordine, che riuscirà, da vero Davide, ad abbattere Lapo Pistelli, provenienza anch'egli Dc, grande passato famigliare alle spalle, fiorentino, apprezzato da tutta la città. Che però, quando fu il momento di scegliere chi farà il sindaco, si lasciò tentare e scelse lui, convinta che Pistelli rappresentasse l'establishment, e Renzi il Rottamatore. il nuovo, la rivoluzione interna. Perché la città, e Renzi lo ha capito benissimo, non ne può più dei soliti nomi e dei soliti noti, e vuole avere la chance di aprire un po' le porte del potere. Che a Firenze, comunque si chiama Pd.

E allora, diventato sindaco, cosa fa, Matteo da Rignano? Della pedonalizzazione di aree “sacre” (Duomo, centro storico, piazza Pitti) abbiamo già parlato. Ma ovviamente non basta. Comincia a darsi da fare per “riordinare” il tessuto amministrativo e burocratico della città. L'elenco dei suoi successi lo ha fatto il diretto interessato ieri in Consiglio. L'investimento sulla cultura, l'allargamento degli spazi per le biblioteche pubbliche. Mette mano anche ai trasporti, privatizza e smembra l'Ataf. Si scatena la guerra di coloro che ritengono che da una giunta di sinistra ci si può attendere anche altre alternative, magari altrettanto valide. Sì, ma Matteo non ama molto vecchi schemi di sinistra, soprattutto in economia, dove preferisce una politica più “liberal”. Del resto, non ha mai fatto mistero del suo amore per Kennedy e Obama, ma anche per Blair. Che, è vero, non sono certo esponenti della conservazione, ma neppure pericolosi comunisti. Del resto, il problema non si pone: da Valter Veltroni a Filippo Civati, il Pd è un omaccione nel cui stomaco c'è posto per tutti.
Così, Matteo Renzi continua da sindaco: da ricordare un contestato (a sinistra) piano strutturale a “volumi zero”, che permette di riprendere la trasformazione di una città che si era seduta sulle vecchie glorie, partendo dai famosi contenitori, magari trasformati con cambio destinazione  in strutture per l'offerta ricettiva (alberghi, per intendersi); inoltre, tagli alle tasse e ai costi della politica. Il sociale? Tanti sgomberi, trasformazione delle aree sgomberate e riuso. Inaugurazioni di case popolari, ma una goccia nel mare dell'emergenza casa, che di fatto non è stata affrontata.
Un contenzioso tutt'ora “vibrante” con i dipendenti del Comune. A onor del vero, è la Corte dei Conti ad aprirlo, per certi premi di produzione che non andavano corrisposti. Risultato: tagli alle buste paghe dei dipendenti e una questione ben lungi dall'essere risolta, come ha dimostrato anche la protesta di ieri.

Qualche tappa della carriera? 1996, animatore dei Comitati Prodi nel Valdarno, si iscrive al Partito popolare. 1999: segretario provinciale col 70% dei voti, Giuseppe Matulli ex sottosegretario all’Istruzione in testa.  Diventa assistente parlamentare Pistelli, che poi batterà alle primarie. 2001 coordinatore della Margherita a Firenze. 2002: segretario provinciale, 2004 presidente della Provincia di Firenze. Capo della segreteria, Marco Carrai, personaggio di notevole spessore, intramontabile al fianco di Matteo. Ponte per i rapporti con l'alta finanza, sempre nei posti che contano ma senza essere sotto i riflettori: amministratore delegato di Firenze Parcheggi, nel Cda dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e del Gabinetto Vieusseux, presidente di Aeroporti Firenze.
Anno fatidico, il 2009: si presenta alle primarie, ostacolato dallo stesso suo partito, contro Pistelli. Le vince. Va alle elezioni, le vince. Diventa sindaco di Firenze. Cominciano gli eventi, quelli della Leopolda, in una corsa di avvicinamento al “poggio” che conosce vittorie e qualche battuta d'arresto, come la sconfitta contro Bersani. Si riprende, le primarie seguenti segnano il trionfo. Sindaco di Firenze e segretario nazionale del Pd. La povera, piccola città di provincia diventa un crocevia della politica nazionale. E il suo sindaco, premier.

Ultima considerazione: diamo un occhio alle varie stelle che hanno girato intorno alla sua e poi si sono dissolte. A cominciare dall' “amico” Filippo Civati. Era con lui al prima volta alla Leopolda, ora è con un piede fuori dalla porta. Pietro Ichino, giuslavorista, sbiadito e pian piano sparito. Desaparecidos anche Sergio Chiamparino  e l'economista Luigi Zingales, oltre al responsabile Mtv Antonio Campo Dall’Orto e all'ex-guru Giorgio Gori. Di contro, permane il gruppetto degli inossidabili: sempre lui, l'onnipotente mens grigia Marco Carrai, il portavoce Marco Agnoletti, l'ineffabile Luca Lotti e lei, la signora leopardata della Leopolda, l'avvocato Maria Elena Boschi.

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