Firenze – Il titolo per la mostra in corso al Museo degli Argenti non fu mai più appropriato. Fra urne reliquiarie, altari portatili , vasellame d’oro lo sguardo resta abbacinato. Ma la storia di questa collezione è complessa, da non confondere con la pur straordinaria collezione permanente del Museo. Ci son voluti lunghi studi d’archivio e ricerche da parte della curatrice e direttrice del Museo Maria Sframeli e di Riccardo Giannaioli per rimettere insieme il patrimonio di quella che fu la medicea ”Cappella delle Reliquie“, poi largamente disperso.
Accadde nel 1785, quando il nuovo Granduca Pietro Leopoldo, per incrementare le casse del granducato Lorenese, ordinò lo smantellamento della Cappella i cui tesori furono donati in parte alla basilica di San Lorenzo, in cambio dei vasi in pietra dura di Lorenzo il Magnifico; e in parte all’Arcivescovado di allora che li distribuì alle chiese della diocesi e di cui , com’è immaginabile, non ne rimase traccia. Comunque le ricerche oggi svolte, con il sostegno dell’Ente Cassa di Risparmio e l’ essenziale collaborazione dell’attuale Arcivescovado, che ha concesso di rovistare nelle sagrestie del territorio, hanno permesso di riunite in mostra più di cento ‘pezzi’ di strabiliante preziosità e di grande interesse artistico. Si tratta di opere progettate da scultori come Soldani Benzi , Giovanbattista Foggini, oltre che di abilissimi orafi come Cosimo Merlini jr. Tali prestigiosi oggetti furono donativi scambiati soprattutto fra le principesse medicee, alcune devotissime come Cristina di Lorena e Maria Maddalena d’Austria, moglie dell’altrettanto devoto Cosimo II .
Cercare di descrivere, a parole, alcune di queste autentiche meraviglie è quasi impossibile: basti dire che furono usate gemme e gioielli come quelli donati dall’Elettrice Palatina per la “Cassetta del Santo Sepolcro”, creduta di rame argentato e invece tutta in argento; oppure il “Reliquario di S. Casimiro” una scultura di gigli , putti scolpiti e svolazzi di nastri del citato Soldani Benzi.
Attualmente vien da chiedersi se mostre di così tanto impegno di ricerca e di conoscenze (come le altre in corso a Firenze, da Pontormo e Rosso a Ligozzi, ecc) saranno possibili quando, fin da ora, e poi nell’arco di un paio d’anni, la Soprintendenza fiorentina sarà sguarnita dei suoi più esperti funzionari, senza che il ministero abbia indetto nuovi concorsi che possano immettere nelle istituzioni i tanti, ben preparati, giovani in attesa. Pensiero e preoccupazione di Cristina Acidini.