Regionali, nel M5S compare la fronda dei “ribelli”

Attacco di parlamentari e amministratori locali dopo l’esclusione di Defrenceschi: “Non faremo campagna elettorale”.

Nel M5S emiliano romagnolo arriva la fronda. Non più quella sotterranea, sussurrata, fatta di distinguo bizantini e sfumature a cui ci eravamo abituati da due anni a questa parte. L’esclusione di Andrea Defranceschi dai votabili online per le elezioni regionali ha scatenato una spaccatura esplicita e rabbiosa tra i pentastellati. Principali protagonisti della fronda alcuni parlamentari regionali e il sindaco di Parma Federico Pizzarotti.

Durissima la nota che annuncia la frattura. “Visto l’esito e il mancato confronto che dovrebbe stare alla base di qualsiasi movimento politico, specialmente il nostro, annunciamo che non parteciperemo attivamente alla campagna elettorale per le regionali dell’Emilia-Romagna. Quello che sta succedendo in queste ore in Emilia-Romagna per le votazioni online dei candidati alle regionali è a dir poco sconcertante”.

A sottoscrivere la nota sono, tra gli altri, i parlamentari Giulia Sarti, Mara Mucci e Paolo Bernini. E ancora, oltre a Pizzarotti, il gruppo in Comune di Parma, il capogruppo di Ravenna Pietro Vandini, i tre consiglieri di Piacenza Mirta Quagliaroli, Barbara Tarquini e Andrea Gabbiani e altri sul territorio. “Quello che sta succedendo ci riguarda tutti. Dalla Calabria, passando per Roma, fino ad arrivare a Milano. Sono cose che con il lavoro di molti parlamentari, consiglieri, sindaci e attivisti del movimento 5 Stelle niente hanno a che vedere e che anzi, danneggiano ancora una volta il nostro impegno”, proseguono, parlando di “metodi autoritari che ricordano il peggiore dei partiti”.

La norma che ha di fatto estromesso Defranceschi, indagato come tutti i capigruppo per l’inchiesta sulle spese pazze in Regione, è definita “un inserimento non votato di un criterio ad excludendum, pericoloso e di difficile attuazione (se non eventualmente normato) che non ci trova d’accordo”. La posizione, spiegano, “di molti di noi portavoce è stata chiara e netta: senza discussione non si introducono nuove regole e non si fanno fuori le persone arbitrariamente”. Da queste basi la decisione di non partecipare attivamente alla campagna elettorale: “Questa volta, non faremo rete sul territorio. Che fine ha fatto una consultazione della rete che l’esercizio della democrazia partecipata impone? La partecipazione non è uno slogan, è una pratica”. E concludono: “Ci dispiace per tutte le brave persone impegnate attualmente in questa campagna ma, proprio in difesa del movimento, non possiamo accettare questa situazione in silenzio”.

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