Firenze – L’ex senatore Paolo Amato, candidato in quota Lega al consiglio regionale per Susanna Ceccardi Presidente, rappresenta per il centrodestra toscano un’iniezione di volontà di sviluppo e superamento degli schemi tradizionali. Da molti considerato “sviluppista” o “Firenzecentrico”, Amato risponde a Stamptoscana mettendo in campo alcuni punti e chiarendo la portata e il significato di altri.
Qual è il significato più profondo della sua discesa in campo, al di là della “chiamata” del partito?
Ho deciso di mettere a disposizione la mia esperienza per il rilancio della città. Un rilancio che guardi in buona sostanza a una prospettiva di sviluppo a lungo termine che riguarda da vicino le infrastrutture, le imprese tenendo conto delle dimensioni medio piccole di quelle toscane, opere ferme da anni come l’aeroporto e l’Alta Velocità, necessarie per una Toscana moderna in grado di riprendere in mano la ripartenza del proprio sviluppo economico. Una Toscana che, per quanto mi riguarda, dovrebbe potere sostituire le stazioni ferroviarie con gli aeroporti come vettore di rilancio per i territori, senza limitare il discorso a Firenze e Pisa, tanto da valutare anche l’apertura di un aeroporto a Grosseto, vista la vicinanza con Fiumicino e gli snodi del centro-sud.
Insomma, “sviluppiamo” .
Sono “sviluppista” nel senso di cercare di rimettere in moto un rilancio del territorio che conti vari aspetti, dal commercio, alle imprese, all’artigianato, consapevole che quando si parla di lavoro si considera l’insieme del concetto, ovvero lavoro dipendente-imprenditoria. Un approccio che naturalmente, guardando alla necessità di reinnescare un circolo virtuoso capace di aumentare l’occupazione, sia in grado di tenere fuori dal cerchio il lavoro malato, cattivo, quello al nero, sottopagato, sfruttato. Questo è un tipo di occupazione che fa male all’economia e al lavoro, perché mette sotto scacco la natura stessa del lavoro, che è quella di consentire l’esistenza libera e dignitosa di chi svolge la sua attività come subordinato e di chi è imprenditore, oltre ai liberi professionisti. La ricetta, se di ricetta si può parlare, passa senz’altro dagli aiuti alle imprese, in particolare in questo periodo.