Reggio: i poveri raddoppiano. Nasce l’Emporio Solidale

70mila lavoratori “vulnerabili”, associazioni di volontariato che non riescono più a gestire la crescente domanda di generi di prima necessità. Ecco quindi la bottega del cibo a basso prezzo

poverta-1Un emporio per distribuire beni alimentari a chi ne ha bisogno. Un ‘market della solidarietà’ di quartiere, vicino alle persone, per cogliere le esigenze immediate e prevenire disagio sociale e di relazione. Un punto di raccolta e smistamento di derrate alimentari a basso costo gestito da volontari e rivolto a persone e famiglie in difficoltà.

È il progetto Emporio Solidale, promosso da Comune di Reggio Emilia, Caritas, Auser, Protezione Civile Città del Tricolore, Papa Giovanni XXIII, Distretto di Economia Solidale, Centro Prevenzione Sociale, Associazione Servire l’Uomo, Associazione Solidarietà, coordinato da Dar Voce e sostenuto dalla Fondazione Manodori.

L’iniziativa è stata presentata presso la sede della Fondazione Manodori, da Gianni Borghi, presidente della Manodori, Matteo Sassi, assessore al Welfare del Comune di Reggio Emilia, Cecilia Pignagnoli di Dar Voce, coordinatrice del progetto.

70.000 lavoratori vulnerabili, quasi poveri raddoppiati, esplosione degli sfratti, 50% di pensionati poveri. È questo il quadro della provincia di Reggio Emilia tracciato dal Rapporto 2015 sulla Coesione Sociale, da cui si evince che per un numero elevato di persone permane una condizione di fragilità ed insicurezza. Lo scorso anno, i centri di ascolto della Caritas hanno ricevuto oltre duemila richieste per beni materiali, soprattutto di generi alimentari. Negli ultimi cinque anni, sono 10.000 le persone che si sono rivolte per la prima volta ai servizi sociali del Comune

Il progetto per aprire empori solidali sul territorio reggiano vuole dare un supporto in particolare alle persone e alle famiglie colpite dalla crisi, che stanno scivolando verso la povertà. Per la gestione, si utilizzerà il volontariato locale e si tratterà di organizzare la filiera di distribuzione già presente e sollecitare la partecipazione di imprese e operatori del commercio.

“Abbiamo sostenuto l’idea di creare empori solidali nella nostra provincia – ha spiegato Gianni Borghi – perché promuove un modo di contrastare la povertà che stimola una responsabilità condivisa e il coinvolgimento dei cittadini rispetto ai membri più fragili delle nostre comunità. Il progetto è stato finanziato nell’ambito di un bando indetto nel 2015 dalla Fondazione Manodori, finalizzato a prevenire le nuove fragilità sociali e ad incentivare risposte e percorsi innovativi”.

“L’emporio solidale – ha concluso Cecilia Pignagnoli – rappresenta una risposta alla povertà che garantisce il rispetto della dignità della persona e un rapporto trasparente con i fornitori, attraverso un sistema di rendicontazione e tracciabilità delle merci. Oltre al cibo, l’emporio vuole essere un punto di riferimento per ricostruire legami sociali e familiari”.

L’emporio solidale fornirà anche servizi di supporto ed accompagnamento, consigli per la gestione del bilancio familiare, per compilare un curriculum o fare domanda di lavoro, suggerimenti per risparmiare sulla spesa ed educarsi a non sprecare le risorse.

In Italia gli empori solidali sono attivi dal 2008 e attualmente ne sono stati censiti circa 60, distribuiti sul territorio nazionale in modo quasi omogeneo.

Anche a Reggio Emilia si vuole trasferire questa esperienza di contrasto alla povertà che si fonda soprattutto sull’apporto dei volontari, che si alternano per dare vita e cuore a questi insoliti supermercati.

A Guastalla sta nascendo un emporio solidale, grazie alla partecipazione del Comune e alla costituzione di una rete di soggetti che da anni si occupano di raccogliere e distribuire generi alimentari alle persone in difficoltà. Queste due realtà che stanno nascendo sul nostro territorio provinciale, pur essendo in contesti e realtà diverse, cercheranno di collaborare nella gestione della filiera e nello scambio di informazioni.

 

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