Domenica 9 ottobre a Novellara si è tenuto un incontro con alcuni esponenti di camera e senato del M5S. Evento coordinato e voluto dai gruppi territoriali di Novellara, Guastalla e Reggiolo. La frase ricorrente che è stata pronunciata da parte di chi ha già deciso per esprimere un voto favorevole alla riforma è “ci vuole un cambiamento”. E’ innegabile che la riforma che ci apprestiamo a votare è “un cambiamento”, ma che tipo di cambiamento aspetta il nostro voto?
Questa riforma tocca pesantemente la vita quotidiana dei cittadini: riformare il Senato è sì un elemento importante del quesito referendario, ma è solo uno specchietto per allodole, per poter nascondere quello che ci aspetterà concretamente. Con la riforma dell’articolo 117, all’interno del Titolo V, si attueranno modifiche importanti ma soprattutto pericolose: “…Su proposta del Governo, la legge dello Stato, può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale…”.
Poniamo il fatto che la regione Emilia Romagna decida di non volere più sul proprio territorio altri inceneritori o ulteriori trivellazioni: in futuro, in virtù del nuovo articolo, gli interessi nazionali prevarranno, e a Regione e cittadini non rimarrà che piegare il capo.
Altro evidente problema della riforma che Renzi e Ministri vari non toccano è dato dal fatto che elezioni regionali e politiche non vanno mai di pari passo, quindi, se si ipotizzasse uno scenario limite (ma non troppo!), cioè ciò che un bravo e vero riformista invece prevederebbe ed affronterebbe, potremmo trovarci un governo di centro-sinistra o centro-destra e un Senato (i 100 senatori verranno scelti tra consiglieri regionali e sindaci delle città metropolitane il cui criterio di nomina è ancora un mistero) a prevalenzaM5S, e conseguenti forze di opposizioni. La nostra domanda più logica in un tale scenario limite, ma possibile, è come non si possano creare quei famosi “rimpalli” che il nostro Renzi cita con tanto ardore e che sarebbero la causa di tutti i ritardi legislativi. Anche se il messaggio che passa è quello del ridimensionamento del Senato, in realtà, nell’articolo 70, esso assume nuove e importanti funzioni.
In conclusione, di questa riforma possiamo pensare tutto quello che vogliamo, ma sicuramente quello che emerge è la mancanza di trasversalità (e non poteva essere diversamente essendo mancato un vero e sano dibattito parlamentare, con il continuo ricorso al “voto di fiducia”): una vera riforma nasce perché serve e dovrebbe in primis mettere d’accordo tutti i gruppi politici, elemento chiave del lavoro dei nostri padri costituenti. Il Sì referendario porterà sicuramente a un cambiamento, ma – e qui ci rivolgiamo agli indecisi – quale tipo di cambiamento porterà? Il nostro paese ha ancora bisogno di confusione ed incertezza?
Movimento 5 Stelle di Novellara