Quei “se”, quei “ma” ed il coro dei distinguo che scivolano sulla pelle degli Ucraini

Sotto le bombe di Putin che distruggono le città ucraine e massacrano un popolo (un tempo) libero, pur nell’evidenza drammatica dei fatti, la resistenza dei distinguo delle ragioni è forte almeno quanto quella degli Ucraini stessi di fronte all’invasore russo. Nicchie di turbocomunisti dei centri sociali, senza alcun peso specifico né probabilmente un futuro socialmente utile, che sposano le tesi di Mosca (dove da alcuni giorni se parli della guerra ti becchi 15 anni di galera), ovvero l’Ucraina come covo di nazisti (in un delirante comunicato facebook i Giovani comunisti reggiani additavano la solidarietà all’Ucraina quale motivo di complicità della Nato e dei nazionalisti ucraini).

“Valdemort Putin” by Kawu, Poznan, Polonia

Quindi vecchi tromboni fasciocomunisti, che dalle nostre parti pullulano ed un tempo fiorivano negli sterminati campi delle non meglio precisate rivoluzioni, età media sui 70 anni e come tali destinati, giocoforza naturale, ad una prossima estinzione biologica. Ma, vero problema crescente destinato alla creazione di uno zoccolo sempre più duro nella rappresentazione e nella comprensione della realtà, frotte di complottisti che non credono più a ciò che vedono ma necessitano obbligatoriamente del filtro social. E che ritengono le fonti ufficiali, specie quelle dei Paesi e delle Organizzazioni democratiche, menzognere e manipolatorie in quanto tali e dunque si affidano solo a verità “alternative”. Realizzando senza esserne consapevoli l’ammonimento di Gilbert K. Chesterton, ovvero, mutatis mutandis, che non credere più alle religioni tradizionali, ti induce a credere a tutto il loro corollario di superstizioni.

Poi ci sono i terzomondisti che venerano Che Guevara ma per i quali al contempo “gli Ucraini devono deporre le armi e dialogare con Putin”. Per non parlare dei pacifisti ad intermittenza che espongono sì le bandiere della pace arcobaleno ma si guardano bene dall’esporre quelle dell’Ucraina. E mentre alle nostre borghesissime, paracule, ideologizzate ed alienate latitudini, si spolverano i busti di Lenin ed altri relitti del ‘900 (oggi buoni al massimo per il sottoscala di qualche museo), si fanno i distinguo e si discetta dei se e dei ma, Putin rispolvera per le città ucraine i metodi apocalittici già sperimentati in Siria e in Cecenia. E gli Ucraini muiono come mosche per un’idea di Europa che molti tra noi non meriterebbero.

 

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