Punto triplo: la scienza si fa espressione

La premiata coppia Pietriblasi-Tedeschi porta lo spettacolo all’Altro Teatro di Cadelbosco

10406692_949925761731989_5872496341393863234_nPer questioni propriamente antropologiche l’uomo tende a interpretare ciò che lo circonda.

Da sempre, fin dalle caverne, trovandosi in mezzo ad una tempesta gli è venuto da pensare a un dio.   Oggi, questo stesso meccanismo, che è un’esigenza vera e propria del cervello umano, spinge a guardare, a volte, allo stesso modo la scienza. Come essa infatti descrive con le sue formule le leggi fisiche, così è bello abbandonarci alla suggestione che queste leggi esercitano sui pensieri, sui sentimenti, questioni decisamente meno descrivibili e note.

 

E qui arriva PUNTO TRIPLO rappresentato all’Altro Teatro di Cadelbosco, selezionato per l’E45 del Napoli Fringe Festival 2015 e finalista del concorso BRISA 2015  dalla compagnia reggiana di Cinzia Pietriblasi e Pierluigi Tedeschi

 

Il punto triplo è una condizione fisica in cui un elemento si trova, in determinate condizioni di temperatura e pressione riproducibile in laboratorio, contemporaneamente allo stato solido, liquido e gassoso.

Uno stato di equilibrio perfetto e allo stesso tempo precario, naturale e precostituito, che in effetti regala molti spunti di pensiero sullo stato dell’essere umano, sui suoi equilibri intermittenti, brevissimi e imprevedibili.

 

E sulla suggestione si basa tutta la messa in scena, che parte dalla conoscenza scientifica per costruire, grazie al mapping e al contributo musicale, insieme alla gestualità degli attori in scena, un processo che se non ha forse nulla di preciso da comunicare, di sicure vuole offrire una esperienza visiva di quello che è un processo fisico, una formula matematica. Come se la rappresentazione artistica cambiasse stato allo stesso concetto espresso.

Un’esperienza conoscitiva in evoluzione fluida, in cui progressivamente prendono il sopravvento elementi diversi: l’azione, il movimento, la musica, la parola, il ritmo, il colore.

 

Io condivido pienamente il senso di fascino per la suggestione di partenza, ed essendo una estimatrice della parola poetica penso mi sarebbe piaciuto qualche racconto in più, pur consapevole che, con ogni evidenza, in questa piece non prevale l’eloquio, ma la resa estetica di una impressione.

Il lavoro della scienza molto, spiegabile e allo stesso tempo sfuggente e misterioso, ha infatti qualcosa in comune con il mistero dell’essere umano in sé, con le grandi domande universali sulla natura, le cui risposte potrebbero essere a portata di mano ma che nascondono sempre in fondo il dubbio che non bastino a chiudere la questione.

 

 

 

 

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