Firenze – “Adotteremo una legge per cui nei bandi regionali non si possa mai inserire la clausola della disponibilità a lavorare a compenso zero”. Lo scroscio di applausi seguito alla dichiarazione del governatore Enrico Rossi al Convegno sulle professioni intellettuali in Toscana dimostra quanto questo aspetto rappresenti un nervo scoperto nel complicato mondo delle partite Iva. “Sarà un modo per limitare il dumping sulle tariffe” che è diventata una vera e propria piaga nel mondo dei professionisti. D’altra parte però, la Regione non farà sconti: “Stiamo riflettendo sulla scelta di dare una premialità a coloro che si dimostrano più dinamici e competitivi. Non sarà facile imboccare questa strada perché la nostra cultura ci porta a aiutare chi resta indietro, ma con risorse scarse dobbiamo puntare a creare una regione più attrezzata e competitiva”, ha aggiunto Rossi, annunciando entro il 2020 l’uscita di un bando sperimentale per sondare questa strategia, che si affiancherà ai numerosi provvedimenti già in atto verso le professioni. La crescita di skill specialistici nel sistema produttivo verrà legato in sostanza alla capacità del mondo professionale di rigenerarsi.
In cifre, in Toscana, le professioni intellettuali contano circa 300mila soggetti, di cui poco meno della metà iscritta agli ordini. Rappresentano circa il 10% della forza lavoro, il doppio che nel resto d’Italia (5%). In Europa i professionisti sono 11,7 milioni e producono circa 625 miliardi di fatturato. Questo mondo nell’ultimo decennio è stato investito da un’ondata violenta che ne ha mutato la fisionomia, come hanno sottolineato i vari relatori al convegno organizzato dalla Regione e dalla Commissione regionale dei soggetti professionali. Si è “proletarizzato” secondo la definizione di uno dei partecipanti. Da una parte, è diventato l’unico sbocco a disposizione di giovani (e meno giovani) disoccupati disposti a lavorare anche a cinque euro l’ora, se non gratis. Dall’altra, sono rimasti in piedi studi professionali e professioni privilegiate, ricche, che hanno mantenuto -seppur con fatica – il loro status. Fra i due, una specie di mondo di mezzo che spesso si arrabatta a offrire consulenze in un mercato irriconoscibile, dove perfino il web fa concorrenza. In questo magma “Si è scatenata una guerra fra poveri, dove pur di lavorare si accetta di tutto. Fra un po’ dovremo pagare noi per lavorare…” dice Sandra Vannoni, vicepresidente della Commissione regionale per le professioni ordinistiche.
La Toscana è stata la prima Regione italiana a rendersi conto dell’importanza del mondo delle professioni e del loro apporto al Pil con la legge del 2008 (lr. 73/2008). Ha istituito una governance, la Commissione dei soggetti professionali, che opera come organo consultivo di Giunta e Consiglio.
Gli interventi avviati in Toscana dal 2008 hanno preso il via con l’ampliamento della partecipazione ai Fondi europei 2014-2020 ai liberi professionisti, istituendo anche alcune misure a loro dedicate. In primis il Fondo di garanzia a sostegno degli investimenti: a breve, ha annunciato la Regione, il tetto per il finanziamento ai giovani professionisti sarà innalzato da 13500 a 25mila euro; poi la retribuzione del praticantato (1 milione di risorse in dotazione). Seguono i Voucher formativi per giovani professionisti (500mila); Voucher per giovani che usufruiscono di spazi coworking (310mila). A questo si aggiunge il microcredito per startup e fondi rotativi rivolti alle Pmi e professionisti.
Il 31 gennaio infine parte il bando sui voucher formativi destinato ai professionisti over 40 (928mila); scadenza, il 3 aprile.