Romano Prodi e l’Unità, rottamazione di ritorno

Dal Professore scandianese, epurato dal patto del Nazareno, al giornale gramsciano: si riparla di mandare in soffitta due emblemi storici del centrosinistra. E’ la volta buona?

img_50141_80859Signori, la mortadella è finita. L’Ulivo pure. E dite addìo all’Unità. In pratica, il funerale della vecchia guardia, quella che pensava di non essere ancora vecchia.

Povero Prodi… Qualche timida smentita è arrivata, ma per Il Fatto Quotidiano non ci sono dubbi: nel Patto del Nazareno, stretto da Renzi e Berlusconi, sarebbe stato addirittura messo per iscritto che il dopo-Napolitano non avrebbe mai potuto avere il volto del Mortadella. E’ la seconda impallinata proveniente dal centrosinistra, dopo il clamoroso caso dei 101 franchi tiratori del Pd che nell’aprile del 2013 votarono contro l’elezione del Professore alla presidenza della Repubblica. Ne seguirono nientemeno che le dimissioni di Bersani da segretario del partito, e il Napolitano bis.

Fine corsa, dunque, fine di quel sacro Romano impero che raggiunse le vette della presidenza della Commissione Europea. Per lo scandianese Prodi – l’unico capace di battere Berlusconi prima di Renzi – il percorso di rottamazione si completa. E in modo ben poco glorioso. A meno di qualche non insolita sorpresa. Non va infatti dimenticato che il nome di Prodi pareva definitivamente cancellato già in precedenza: che bisogno c’era di nominarlo nel Nazareno?

Un apparente funerale per due. Sul carro funebre c’è posto infatti anche per l’Unità. Il fuoco amico, in questo caso, si è tradotto in mancato salvataggio. Il grido di aiuto lanciato dal quotidiano fondato da Antonio Gramsci e nei decenni trascrittore del Pci prima e dell’Ulivo poi, è caduto nel vuoto. Nessuno ha saputo, o voluto, evitare il fallimento. Il giornale ha cessato le pubblicazioni, dovendo anche subìre, nella sua fase di agonia, la provocazione del tentativo di salvataggio arrivato niente po’ po’ di meno che da Daniela Santanchè, la pitonessa del centro destra, “compagna” sì ma del direttore del giornale di Berlusconi.

Non è comunque la prima volta che questa Araba Fenice risorge dalle proprie annunciate ceneri. Anzi, la declamazione di Maurizio de Giovanni, “L’Unità chiude ma non muore“, suona come sentenza minacciosa. La legittima speranza è di non doverci trovare di fronte all’ennesima operazione di salvataggio con soldi nostri. O qualcuno ha voglia di pagare un altro finto funerale?

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