Gli assistenti domiciliari delle cooperative si preparano a sei mesi di lotta: cominciano con un presidio di fronte al Palazzo Canacci in Piazza di Parte Guelfa. Dopo la graduale riduzione del monte ore di assistenza da 22.500 a 16.500, l'esito della nuova gara d'appalto potrebbe produrre l'ennesima condizione al massimo ribasso: a discapito dei lavoratori e degli assistiti.
Un disabile ha bisogno di un servizio continuativo e mirato che non può esaurirsi in un'ora scarsa al giorno – cinquanta minuti effettivi, sottraendo il tempo del trasporto che non è nemmeno soggetto a retribuzione – spiegano i presenti.
A seconda del livello di gravità della situazione esistono delle graduatorie per i casi più gravi (in scala da 3 a 5), mentre per i meno gravi si procede tramite richiesta al segretariato sociale: è compito dell'assistente valutare se il richiedente risponde ai criteri fissati dall'amministrazione per l'erogazione del servizio assistenziale. Le liste d'attesa sono lunghe, e le richieste numerose: tuttavia – affermano i rappresentanti sindacali – l'ex assessora Saccardi sembrava sostenere il contrario, osservando piuttosto una scarsità di queste ultime e quindi l'inopportunità di occuparsi del problema.
Il Comune taglia i servizi sociali e si appoggia alle associazioni di volontariato: in questo modo si spera di colmare il vuoto a costo zero. Ma non è così semplice: "I volontari non sono personale qualificato e non garantiscono un lavoro efficiente. Molti di noi"- ribadiscono gli assistenti sociali – "si sono pagati la formazione di tasca propria." Il ruolo dell'assistente domiciliare sembra quindi svalutato e messo in secondo piano "senza ascoltare i bisogni degli utenti", i quali richiederebbero più ore anche il pomeriggio.
Tra sei mesi ci sarà un'ulteriore gara d'appalto. I lavoratori da ora in poi chiedono il blocco delle riduzioni di orario del servizio domiciliare e il riconoscimento vero del loro lavoro.